I progetti della scuola

Le ricette del territorio

I lavori degli alunni dell’I.C. S@MNIUM per il progetto «Benessere con gusto», riportati così come sono stati scritti dai ragazzi di Pontelandolfo, Fragneto Monforte, Fragneto L’Abate, Campolattaro e Casalduni.

8 lavori

Pontelandolfo

Alunni: Bujor Alessia, De Cicco Desirè, De Gregorio Filomena, Perugini Martina, Rinaldi Marzia, Victorino Ana

Docente: Teresa Longo

Classe: Classe III

Luogo: Pontelandolfo · I.C. S@MNIUM

“IN CUCINA CON NONNA CARMELA”

Ciao a tutti e benvenuti in questa nuova puntata di “IN CUCINA CON NONNA CARMELA”, oggi cucineremo un tipico pranzo pontelandolfese.

Iniziamo a preparare l’antipasto, composto da bruschette: fette di pane abbrustolite, croccanti e dorate, condite con olio extra vergine di oliva, pomodori freschi tagliati a pezzetti, un pizzico di sale, origano e una fogliolina di basilico, fresca e profumata.

Proseguiamo con la preparazione della pasta e fagioli con le cotiche, piatto molto ricco, tipico del paese.

Gli ingredienti richiesti sono: 200g di pasta mista, 400g di fagioli borlotti oppure cannellini, 200g di cotiche di maiale, olio extra vergine di oliva q.b., uno spicchio di aglio o di cipolla, una costa di sedano e una carota, 200g di passata di pomodoro e qualche pomodorino fresco, infine sale e pepe q.b.

Procediamo raschiando bene la cotica di maiale per eliminare eventuali setole o impurità, poi sbollentiamola in acqua bollente non salata per 10 minuti, scoliamola e tagliamola a tocchetti o a listarelle.

In una pentola capiente, facciamo soffriggere un filo d’olio evo con l’aglio (oppure con la cipolla tritata), il sedano e la carota a pezzetti. Successivamente aggiungiamo i pezzi di cotica al soffritto e facciamo insaporire per qualche minuto, poi mettiamo i pomodorini, uniamo i fagioli, un pizzico di sale e mezzo bicchiere d’acqua al soffritto e cuociamo il tutto a fuoco lento per circa 30 /40 minuti. Poi caliamo la pasta mista direttamente nella zuppa calda di fagioli e cotiche.

Infine, quando la pasta è cotta, spegni il fuoco, fai riposare e servi con un giro d’olio extravergine, che ha molte vitamine, porta molti benefici, fa sempre bene alla salute, aiuta a proteggere pelle, capelli, cuore e funge anche da antinfiammatorio e da antiossidante.

Proseguiamo preparando dei fiori di zucca come piatto finale.

Prendiamo una ciotola e aggiungiamo acqua tiepida q.b. e un pizzico di sale. Adesso intingiamo i fiori di zucca, puliti precedentemente, nella pastella per poi friggerli nell’olio d’oliva preriscaldato, per una frittura croccante e leggera.

Buon appetito a tutti, spero che quest’episodio e queste ricette vi siano piaciute, alla prossima puntata di ‘’IN CUCINA CON NONNA CARMELA’’ per scoprire altri piatti della tradizione!

Alunni: Guerrera Roberto, Sicardi Enrico, Silvestri Raffaele

Docente: Teresa Longo

Classe: Classe III

Luogo: Pontelandolfo · I.C. S@MNIUM

LA MINESTRA DELLA NONNA

INGREDIENTI:

  • 1 kg di cicoria campestre
  • 500 gr. di cardilli campestri
  • 1 musetto
  • 1 orecchio
  • 1 coda
  • 1 piede
  • 2 cotiche di maiale
  • 1 cotechino
  • osso di prosciutto
  • 1 salsiccia secca di polmone
  • peperoncino q.b.

Procedimento: mondare e lavare la verdura, lessarla senza sale a mezza cottura. Scolare e conservare in una insalatiera. Far sbollentare i pezzi di maiale per qualche minuto, per poi immergerli in altra acqua bollente con il cotechino, la salsiccia e l’osso di prosciutto e far cuocere per circa mezz’ora. Una volta che i pezzi si saranno sgrassati calarli in altra acqua bollente. Continuare la cottura dei vari pezzi, una volta cotti, pulire l’osso di prosciutto, disossare il piede e tagliuzzare insieme agli altri pezzi. Rituffare il tutto nel brodo insieme alla verdura e aggiungere il peperoncino. Portare ad ebollizione e lasciare cuocere per circa mezz’ora.

Era una fresca domenica mattina a casa della nonna Teresa, dalla finestra che si affaccia sulla cucina si percepiva un odore intenso, ricco e avvolgente, caratterizzato dal ‘’matrimonio’’ olfattivo nato dalla mescolanza dei vari ingredienti tipici, come la componente grassa della carne e quella pungente delle verdure tipiche della tradizione campana. Dentro la pentola, poco prima che la nonna accendesse il fuoco, gli alimenti discutevano tra di loro su chi fosse il migliore.

La cicoria, una tra le verdure più eccentriche, iniziò il dibattito dicendo: “Io sono la più ricca di vitamine, aiuto la digestione, la depurazione del fegato e il controllo della glicemia. Sono decisamente la migliore, dovrei essere io a tuffarmi per prima nella pentola.

La carne di maiale, infastidita dalla presunzione della cicoria decise di versare benzina sul fuoco dicendo: “Io sono migliore di te, sono fonte di proteine e vitamine che aiutano il benessere e il supporto dei muscoli. Inoltre emano un ottimo odore”.

Giunge nel mezzo della conversazione il peperoncino, rosso come il fuoco, dicendo: “In molti mi sottovalutano, ma in realtà io ho tantissime proprietà: miglioro la circolazione, proteggo il cuore e contrasto l’invecchiamento della pelle”.

Mentre gli alimenti discutevano su chi fosse il migliore, la nonna Teresa aggiunse l’olio nella pentola. Subito i cibi si domandarono come mai quest’ultimo fosse entrato per primo, così in coro gli chiesero: “Olio extravergine d’oliva perché tu hai il dovere di essere inserito per primo?’’ E l’olio rispose: “Io sono l’olio evo di oliva, sano e antiossidante, proteggo il cuore e combatto le infiammazioni. Sono ricco di acido oleico, un acido grasso che abbassa il colesterolo cattivo e alza quello buono. Ho un potere antiossidante, contengo vitamine e rallento l’invecchiamento cellulare. Aiuto la salute celebrale: i miei composti protettivi prevengono il declino cognitivo. Riduco l’indice glicemico nei pasti e mantengo il livello di zuccheri nel sangue. Infine ho anche un uso cosmetico, capito io ho il diritto anzi il dovere di venire prima di voi?’’. I cibi sentendo queste descrizioni molto accurate decisero ad accettare la superiorità dell’olio senza fare storie.

Quella domenica la nonna Teresa fece la minestra maritata più buona del mondo.

Alunni: Amitrano Pasquale, Covrig Ianis Gabriel, De Michele Nicola, Horvat Francesco Ilie, Mancini Francesco, Mastantuono Alberto, Orlando Andrea, Rinaldi Maicol

Docente: Teresa Longo

Classe: classe mancante

Luogo: Pontelandolfo · I.C. S@MNIUM

“Interviste da acquolina”

Buongiorno a tutti, è radio Pontelandolfo che vi parla con la rubrica “Interviste da acquolina”, oggi vi presenteremo due ricette tipiche di Pontelandolfo: “Ra Cacchijarèll’” e “Ri paparuli chini”.

Passiamo la parola all’esperto di cucina locale che ci racconterà la ricetta della Cacchiarella di Pontelandolfo (conosciuta in dialetto locale come cacchijarèll’).

Salve a tutti, oggi vi presento un’antica e tradizionale focaccia di farina di granturco tipica del territorio sannita, in provincia di Benevento, questo piatto proviene dalla cucina povera e contadina. Tradizionalmente, veniva consumata dai lavoratori della terra e dai pastori che vivevano in montagna, e veniva usata al posto del pane quotidiano, che all’epoca era un bene prezioso e costoso, si prepara unendo la farina di mais (granone) con una parte di farina di frumento, acqua e sale. Spesso all’impasto vengono aggiunti semi di finocchio con aromi tipici o i ciccioli di maiale croccanti. La presenza del mais rende la focaccia molto rustica, compatta, saporita e con una crosticina croccante all’esterno, ha la forma di una pizza o focaccia bassa.

L’aggiunta dei ciccioli di maiale (i cicoli) trasforma la cacchiarella in una vera e propria prelibatezza della cucina contadina del Sannio. Preparata tradizionalmente in inverno, quando, dopo la macellazione del maiale, si faceva lo strutto e avanzavano i pezzetti di grasso croccanti.

Spesso veniva consumata calda, spezzata con le mani e accompagnata da verdure di stagione campestri saltate in padella oppure con pezzetti di carne di maiale.

Ora vi presento gli ingredienti:

  • 400 g farina di mais
  • 200 g Farina 00
  • Lievito madre
  • Semi di finocchio.
  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale q.b
  • Acqua bollente q.b
  • Ciccioli di maiale q.b

Ora vi presento la preparazione dell’impasto:

Disponi la farina di mais a fontana su una spianatoia di legno o all’interno di una ciotola capiente e aggiungi il sale.

Versa l’acqua bollente a filo direttamente sulla farina.

Inizia a mescolare prima con un cucchiaio di legno per non scottarti, poi lavora con le mani fino a ottenere un panetto compatto e morbido. Incorpora l’olio evo e/o i ciccioli di maiale tagliati a pezzetti durante questa fase.

Ungi una teglia da forno, stendi l’impasto con le mani unte d’olio, schiacciandolo fino a raggiungere uno spessore di circa 1,5 – 2 centimetri.

Cottura: spennella la superficie con un altro filo d’olio. Cuoci in forno preriscaldato a 200°C per circa 40-45 minuti, finché la superficie non risulterà ben dorata e con una crosticina croccante.

Adesso passiamo all’ultimo piatto della giornata i peperoni ripieni, meglio detti Paparul’ chin’, la ricetta consiste in:

Ingredienti

  • 8 peperoni tipo “cornetto” (piccoli e allungati)
  • 350 g di mollica di pane raffermo
  • Pomodorini rossi freschi
  • Alici sott’olio o salate
  • Capperi dissalati
  • Uno spicchio d’aglio e prezzemolo
  • Olio extravergine d’oliva e sale
  • Pezzetti di crosta di pane (per tappare)

Preparazione

Lavate i peperoni, asciugateli e rimuovete la calotta superiore lasciandoli interi, poi svuotateli dei semi.

In una ciotola, sbriciolate finemente la mollica di pane raffermo. Aggiungete i pomodorini tagliati a pezzettini piccolissimi, unendo anche il loro succo per inumidire il pane. Tritate l’aglio, il prezzemolo, i capperi e le alici, quindi uniteli al composto di pane. Condite con un giro d’olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale, poi mescolate e compattate bene la farcia.

Riempite i peperoni con l’impasto preparato, lasciando un piccolo spazio sul bordo e chiudendo l’apertura con un pezzetto di crosta di pane come “tappo”. Disponeteli in una teglia con un filo d’olio e cuocete in forno a 180°C per circa 40-50 minuti (o friggeteli in padella) fino a doratura.

Grazie mille Rocco per queste interessanti ricette, adesso, per concludere la rubrica “Interviste da acquolina”, passiamo la parola all’olio extravergine d’oliva che, con il suo odore di erbe selvatiche, il suo colore dorato come il sole e verde come l’erba, ci racconterà le sue proprietà benefiche:

“Salve a tutti, grandi e piccoli, io sono l’olio extravergine d’oliva appena molito, ho un profumo buonissimo, so di pane e pomodoro, sono abbastanza amaro e piccante e aiuto a stare bene, infatti agisco come antinfiammatorio e antiossidante, riduco l’invecchiamento e la depressione, regolo il colesterolo e pulisco le arterie, abbasso la glicemia e il diabete, favorisco il benessere dello stomaco.

Vengo usato anche come crema per idratare la pelle e come sapone per detergere. Le foglie del mio albero simboleggiano la pace che spero ci sia ovunque, sono una pianta secolare in grado di resistere a condizioni avverse!”.

-Grazie davvero interessante, alla prossima puntata di Radio Pontelandolfo, musicaaa!

Alunni:

AMITRANO PASQUALE, COVRIG IANIS GABRIEL, DE MICHELE NICOLA, HORVAT FRANCESCO ILIE, MANCINI FRANCESCO, MASTANTUONO ALBERTO, ORLANDO ANDREA, RINALDI MAICOL;

Docente: Teresa Longo

Alunni: De Tommaso Eleonora, Guerrera Francesca, Mancini Ginevra, Mancini Martina, Maturo Claudia

Docente: Teresa Longo

Classe: classe mancante

Luogo: Pontelandolfo · I.C. S@MNIUM

SCARPITTOGNAM PRESENTA…

Buongiorno ai golosoni di Radio ScarpittoGnam, ecco la ricetta del giorno: ri cicategli al ragù.

Care scarpitte e scarpitti, iniziamo!

Ingredienti:

olio evo q.b

sedano, carota e cipolla qb

sale e pepe q.b

200 g. carne macinata di manzo e maiale

Vino bianco 1 bicchiere

1 l. di salsa di pomodoro

Formaggio grattugiato

Foglia di basilico

Impastate la farina di semola o di grano duro con acqua tiepida e sale, maneggiandolo fino ad avere un impasto liscio e omogeneo, lasciatelo riposare per circa 30 minuti; riprendetelo e tagliate una piccola parte. Poi l’impasto tagliato deve essere steso con i palmi delle mani formando dei filoncini di 1 cm circa; con un coltello, taglia ciascun filoncino in piccoli tocchetti di circa 1 cm.

Esercitate una leggera pressione con il pollice (o con l’indice e il medio uniti) sul tocchetto di pasta, trascinandolo delicatamente verso di voi sulla spianatoia. Il pezzetto di pasta si arrotolerà su se stesso creando la tipica forma a conchiglia aperta. Spolverate i cavatelli pronti con un velo di semola e disponeteli ben distanziati su un vassoio coperto da un canovaccio pulito, lasciandoli asciugare per almeno 30 minuti prima di cuocerli.

Prendete una pentola e versate l’olio EVO, riscaldatelo assieme a sedano, carota e cipolla triturati. Quando tutto sarà insaporito, aggiungete la carne macinata di manzo e maiale, lasciate rosolare in pentola per poi sfumare con un goccio di vino bianco facendolo evaporare a fiamma vivace. Una volta che la carne sarà quasi cotta aggiungete la salsa di pomodoro, abbassate la fiamma al minimo e lasciate cuocere il ragù per almeno 2 ore (meglio 3). Di tanto in tanto mescolate e aggiungete brodo caldo se il sugo si asciuga troppo. Aggiungete sale e pepe alla fine della cottura.

Adesso prendete una pentola e versate l’acqua fredda, regolando di sale e lasciatela sul fuoco fino a ebollizione. Calate i cicatelli nell’acqua bollente e lasciate cuocere fin quando non verranno a galla, continuando sempre a mescolare il ragù. Una volta cotta la pasta scolatela e unitela al ragù. Preparate i piatti con sopra formaggio e una fogliolina di basilico, aggiungete i piatti alla tavola apparecchiata e non dimenticate di invitare i vostri cari nipotini a cena.

Abbiamo utilizzato il nostro olio EVO, ricco di polifenoli, il gusto più è piccante meglio è, consigliato al 100% perché è fatto dalle nostre mani, è un “alimento farmaco” grazie alle sue straordinarie proprietà benefiche:

  • Regola il colesterolo
  • È ricco di acido oleico e quindi protegge il cuore
  • Riduce il rischio di infarti e ictus
  • Agisce come un antinfiammatorio
  • Riduce l’invecchiamento
  • Aiuta il cervello e la memoria e previene l’alzheimer
  • Riduce il rischio di depressione e migliora l’umore
  • Regola la glicemia
  • Aiuta lo stomaco e la digestione

Non resta che augurare buon appetito a tutti da Scarpittognam!

Alunni:

De Tommaso Eleonora, Guerrera Francesca, Mancini Ginevra, Mancini Martina, Maturo Claudia;

Docente: Longo Teresa

Alunni: Virginia Forgione, Noemi Perugini, Emanuele Albini, Vittorio Perugini

Docente: docente mancante

Classe: Classe I A

Luogo: Pontelandolfo · I.C. S@MNIUM

CAVATELLI AL RAGU’

GIORNALISTA: SIGNOR LANDOLFO, VORREBBE SPIEGARCI LA RICETTA DEI “CICATEGLI AL RAGU’ DI TRACCHIOLE ?”

SIGNOR LANDOLFO: CERTAMENTE, CARA GENTE, ED È UN PIATTO RICCO ANCHE DI OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA.

GIORNALISTA: PERFETTO! GRAZIE, SIGNOR LANDOLFO!

SIGNOR LANDOLFO: INIZIAMO A PREPARARE L’IMPASTO PER I CICATEGLI, COMINCIANDO A METTERE 500GR DI FARINA, CREANDO UN CERCHIO AL CENTRO; ALL’INTERNO DEL CERCHIO AGGIUNGIAMO L’ACQUA FIN QUANDO NON SI OTTERRA’ UN IMPASTO COMPATTO; AGGIUNGIAMO POI 5 UOVA, SALE QUANTO BASTA E UN PO’ D’OLIO, OTTIMO ANTINFIAMMATORIO.

MENTRE SI PREPARA L’IMPASTO DEI CICATEGLI, PRENDIAMO UNA PENTOLA DA FARCI ENTRARE 4 TRACCHIOLE, SALSICCE IN PEZZI E 1 COTICA, SI FA SOFFRIGGERE IL TUTTO AGGIUNGENDO UN ALTRO PO’ D’OLIO, MEZZA CIPOLLA, UNO SPICCHIO D’AGLIO E UN PO’ DI PREZZEMOLO PER DARE QUEL PIZZICHINO DI SAPORE IN PIU’.

DOPO AVER PREPARATO IL TUTTO, CUOCERE I CICATEGLI IN ABBONDANTE ACQUA SALATA, SCOLARE E CONDIRE CON IL SUGO, AGGIUNGENDO, A PIACERE, UNA SPOLVERATA DI FORMAGGIO GRATTUGIATO E, MAGARI, UN PIZZICO DI PEPERONCINO.

SIGNOR LANDOLFO:LA RICETTA È QUESTA, E PER UN BEL CONTORNO LA RICETTA DEI:

FIORI DI ZUCCA FRITTI

PER PRIMA COSA VA PREPARATA LA PASTELLA CON FARINA, SALE, OLIO, LIEVITO E ACQUA. LA SI LASCIA RIPOSARE PER 5 MINUTI E, NEL FRATTEMPO, SI LAVANO I FIORI DI ZUCCA. METTERE IN UNA PADELLA L’OLIO E ASPETTARE QUALCHE MINUTO CHE SI RISCALDI; INTANTO INSERIRE I FIORI DI ZUCCA NELLA PASTELLA E, APPENA PRONTO L’OLIO, FRIGGERE. ADESSO SONO PRONTI.

CONSIGLIO DI LANDOLFO: FATELI DORARE, SONO PIU’ BUONI!

SIGNOR LANDOLFO: E PER UN SECONDO FAREMO UN BEL:

GATEAU (GATTO’) DI PATATE

FAR BOLLIRE LE PATATE, INTERE E SBUCCIATE. UNA VOLTA COTTE, SCHIACCIARE E CONDIRE CON SALAMINO, PROSCIUTTO E MOZZARELLA A PEZZETTI, MESCOLARE IL TUTTO, METTERLO IN UN RUOTO E CUOCERE IN FORNO A 150 GRADI CON SOPRA IL PAN GRATTATO.

SIGNOR LANDOLFO: E PER CONCLUDERE FAREMO UN TIPICO DOLCE:

PANE, OLIO E ZUCCHERO

INFINE, PER UN BEL DOLCE, PROPONIAMO IL PIU’ ANTICO DI PONTELANDOLFO, CHE DI SICURO PREPARAVANO I NOSTRI NONNI. QUESTA RICETTA E’ FACILISSIMA DA PREPARARE. PRENDETE DEL PANE FRESCO E METTETECI SOPRA OLIO E ZUCCHERO, E IL DOLCE E’ PRONTO!

DA SAPERE, L’OLIO CRUDO E’ NUTRIENTE, NON DETERIORA ED E’ CONSIGLIATO DAI NUTRIZIONISTI, PREVIENE I TUMORI E SI USA ANCHE COME ANTINFIAMMATORIO.

VIRGINIA FORGIONE, NOEMI PERUGINI, EMANUELE ALBINI, VITTORIO PERUGINI

Alunni: Eva De Gregorio, Giulia Lombardi, Ilaria Perugini, Martina Di Santo

Docente: docente mancante

Classe: Classe I A

Luogo: Pontelandolfo · I.C. S@MNIUM

Lo show dei piatti pontelandolfesi

Ciao, io sono Olio Evo e sarò il presentatore di questo show. La mia qualità è di tenere capelli e pelle perfetta, prevengo malattie e faccio bene al cuore e anche al cervello, sono antiossidante e abbasso il colesterolo, ma se mi cuociono perdo tutte le mie qualità. Adesso diamo inizio allo show! Ecco a voi le tre modelle: le Bruschette! Guardatele in tutta la loro bellezza, con un vestito di olio extravergine di oliva e sopra brillantini di sale luccicosi … Colpo di scena! I Pomodorini hanno rubato gli applausi alle modelle! Le Bruschette, arrabbiate, si sono abbrustolite, adesso sono andate a riprendersi la scena inciampando sopra i Pomodorini. Diamo il benvenuto ai Cavatelli e le Costine di Maiale! Sono in pista combattendo per chi è il migliore. Attenzione i Cavatelli inciampano sui fili, le Costine di Maiale sentono di aver vinto e vanno senza problemi ma alla fine purtroppo cadono. Accogliamo con un grande applauso il Soffritto di Maiale. Ecco in tutta la sua bellezza la carne, intanto entrano anche le Patate che si prendono per mano e fanno tutta la passerella senza problemi. Signori e Signore, siamo giunti al termine e questo vuol dire che dobbiamo decidere chi dovrà vincere il premio per LO SHOW dei PIATTI PONTELANDOLFESI. Ci ho pensato molto ma credo di avere dei vincitori e si perché di vincitori non intendo uno solo. Non perdiamoci in chiacchiere quindi, i vincitori sonooooooo …TUTTIII. Lo so che questa risposta vi ha spiazzato, ma grazie alle modelle abbiamo avuto l’opportunità di conoscere nuovi piatti che insieme stanno molto bene. Dopo questa serata indimenticabile sono lieto di agurarvi buon continuo serata a tutti.

Bruschette con pomodorino fresco

INGREDIENTI:

  • 3 fettine di pane fresco
  • 3 pomodorini freschi
  • 1 filo di olio extravergine di oliva (su ogni bruschetta)
  • 1 pizzico di sale fino (su ogni bruschetta)

PROCEDIMENTO:

1. Mettere la graticola sul fuoco del camino.

2. Mettere sulla graticola le fette di pane.

3. Lasciare abbrustolire e poi girare le fette.

4. Tirare fuori dal camino le fette quando tutti e due i lati sono abbrustliti.

5. Tagliare i pomodorini.

6. Mettere 1 pomodorino tagliato su ogni bruschetta.

7. Mettere un filo di olio e un pizzico di sale su ogni bruschetta.

Servire su un piatto piano.

Cavatelli con costine di maiale

INGREDIENTI:

  • 500g di semola di grano duro
  • 200 o più ml di acqua
  • 1 pizzico di sale fino
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 1,5 l di passata di pomodoro fatto in casa
  • 6/7 costine di maiale

PROCEDIMENTO:

Per preparare i cavatelli in una ciotola versate la semola e un pizzico di sale e mescolate. Versate l’acqua a filo, impastando con le mani, proseguite così finchè la farina e l’acqua non diventano un impasto. A questo punto trasferite l’impasto su una spianatoia e lasciatelo lì per 5-10 minuti. Dopo di che tagliate l’impasto a fette e stendete ogni fetta con il mattarello, lo tagliate in piccole e non troppo sottili strisce e con le dita schiacciate e tirate in dietro il pezzo di pasta. Una volta fatti, li lasciate seccare per qualche ora. Nel mentre, mettete in una pentola la passata di pomodoro. Una volta che avete visto che la salsa si è asciutta aggiungete le costine di maiale. Quando la pasta si sarà leggermente seccata, calate nell’acqua i cavatelli e lasciateli per 2-3 minuti. Passati questi minuti, spegnete il fornello sotto il sugo e scolate la pasta. A questo punto mettete la pasta nel sugo con le costine di maiale e impiattate in piatti fondi.

Soffritto di maiale

INGREDIENTI:

  • 500g di spezzatino e costine di maiale
  • 3 patate medie
  • 3 peperoni freschi o sott’aceto
  • Olio extravergine di oliva
  • Peperoncino secco o fresco
  • Sale Q.B.
  • Alloro (facoltativo)

PREPARAZIONE:

1. Pela le patate e poi tagliale o a spicchi o a tocchetti non troppo grandi.

2. In una padella capiente, scalda l’olio e fai rosolare i pezzi di maiale a fuoco medio finchè non saranno ben dorati tutti i lati.

3. Aggiungi le patate e i peperoni, (se quelli sott’aceto scolali bene e sciacquali leggermente) unisci anche il peperoncino e se vuoi anche una foglia di alloro.

4. Fai insaporire e cuocere a fuoco vivo per qualche minuto saltando il tutto, poi abbassa la fiamma, apri e porta a cottura finchè le patate risulteranno tenere e la carne perfettamente cotta e saporita.

5. Servi li cibo ben caldo, direttamente nella padella o in ciotole in terracotta

Eva De Gregorio, Giulia Lombardi, Ilaria Perugini, Martina Di Santo

Alunni: Davide Barile, Clara Romanello, Mariasole Rinaldi, Gennaro Guerrera

Docente: docente mancante

Classe: Classe I A

Luogo: Pontelandolfo · I.C. S@MNIUM

Friggitelli, melanzane e zucchine

La ricetta di friggitelli, melanzane e zucchine viene tramandata da tanti anni.

Questa ricetta venne ideata dai contadini che andavano nelle campagne a coltivare le proprie verdure. Nella stagione del raccolto le raccoglievano e tornati a casa le cucinavano. Così nacque la ricetta di friggitelli, melanzane e zucchine.

Il condimento che esalta il sapore e dà benessere in questa ricetta è l’olio EVO.

L’olio EVO ha tante proprietà: aiuta i battiti cardiaci, diminuisce il colesterolo, è un antiossidante, previene le malattie e ha tante altre proprietà.

Avendo tante proprietà l’olio EVO viene considerato prodotto benefico, e non si usa solamente nella ricetta di friggitelli, melanzane e zucchine ma in tante altre ricette.

La ricetta di melanzane, friggitelli e zucchine è:

Lavare le verdure, asciugarle bene e iniziare a tagliare le melanzane a striscioline, le zucchine e i friggitelli togliere la parte superiore. Mettere l’olio EVO in una padella e iniziare a cuocere, prima le melanzane, poi le zucchine e alla fine i friggitelli.

Una volta cotte le verdure salarle e metterle tutte insieme, padellare, farle dorare.

Ora resta solo che “assaggiarle e gustarle”.

Davide Barile, Clara Romanello, Mariasole Rinaldi, Gennaro Guerrera

Alunni: Cristian Vignogna, Michele Gugliotti, Jessica Amitrano, Marika Rinaldi, Antonia Covrig Petronela

Docente: docente mancante

Classe: Classe I A

Luogo: Pontelandolfo · I.C. S@MNIUM

Ricetta della pizza

  • Un bicchiere e mezzo di acqua
  • Un pizzico di sale
  • Un pizzico di zucchero
  • Un bicchiere di olio EVO
  • Un bicchiere di latte
  • 450 grammi di farina

Procedimento

Metti 450 grammi di farina in una ciotola, fai un buco nella farina, mettere l’acqua e aggiungere un bicchiere di latte e uno di olio EVO. Aggiungere un pizzico di sale e un pizzico di zucchero. Poi aggiungere un cubetto di lievito di birra. Infine impastare e coprirlo con un panno e fare lievitare per circa due ore. Stendere l’impasto, mettere la passata di pomodoro e la mozzarella, metterla nel forno e farla rimanere per 5/6 minuti. Quando esce mettere una foglia di basilico e un giro di olio EVO a crudo.

La pizza di zia Pina

Un giorno mentre passeggiavamo nei Quartieri Spagnoli, sentimmo un buon profumo provenire da una finestra e ci incuriosimmo molto. Bussammo alla porta e una vecchietta ci aprì. Entrammo e ci presentammo. Lei ci disse che si chiamava Pina e ci disse: “Mi potete chiamare anche zia Pina”. Ci fece entrare in cucina e vedemmo che su una lastra di marmo c’era un impasto. Lei disse: “Sto preparando l’impasto della pizza. Volete rimanere con me a mangiare la pizza, visto visto che è un po’ troppo impasto?”. Noi le dicemmo di sì, perché eravamo curiosi di vedere come si faceva la pizza e non vedevamo l’ora di provarla. Inizio a mettere la passata e poi la mozzarella. La mettemmo noi la mise a cuocere e, quando uscì la pizza, mise un filo di olio EVO crudo. Noi le chiedemmo: “perché metti l’olio EVO a crudo?”. Lei ci spiegò che l’olio a crudo è ricco di antiossidanti, che fanno bene al cuore alla pelle e prevengono le malattie. Infine, ci mangiamo la pizza tutti insieme e la ringraziamo tantissimo. Ci disse che dovevamo ritornare per fare un’altra pizza con zia Pina.

Cristian Vignogna, Michele Gugliotti, Jessica Amitrano, Marika Rinaldi, Antonia Covrig Petronela

8 lavori

Fragneto Monforte - Fragneto L'Abate - Campolattaro

Alunni: Biondi Valerio, Ismanovska Besmira, Mancini Alessia, Massa Pietro, Morelli Nicolas (elaborato n. 1) · Addazio Samuel, Capaldo Nausicaa, Ciarla Nicola, Corbo Annaclara, Corbo Francesca, Di Tocco Marco, Iannella Francesca, Iannelli Marika (elaborato n. 2)

Docente: Cavoto Anna

Classe: Classe I A

Luogo: Fragneto Monforte · I.C. S@MNIUM

Premessa

La classe I, sez. A, plesso di Fragneto Monforte, partecipa a questo progetto riguardante la valorizzazione del patrimonio enogastronomico, culturale e delle tradizioni locali, con due ricette della realtà contadina relativa ai Paesi di Fragneto Monforte e Campolattaro, dai quali provengono gli alunni. Divisi in due gruppi, hanno raccolto diverse ricette attraverso un’intervista ai nonni, che potesse servire a ricostruire e valorizzare il legame affettivo e culturale intergenerazionale attraverso la trasmissione delle radici che passa attraverso racconti, tradizioni e ricordi familiari.

È emerso che le ricette occupano un posto importante nella memoria degli intervistati perché, hanno risposto, rappresentano la propria storia e perderle significherebbe perdere una parte importante della propria identità; da questa premessa, la volontà di trasmetterle di generazione in generazione.

Delle diverse ricette raccolte, è stato deciso di sceglierne una comune alle due località ovvero “Gliu kacch’r e menestr” per Fragneto Monforte e “Mnestra e kacchiarella” per Campolattaro, così da rilevare eventuali differenze di un piatto che ha alla base la pizza di farina di mais e verdure di campo.

L’origine del nome è strettamente legata al mondo contadino e alla lingua dialettale della Campania e del centro-sud Italia; deriva da cacchio che in ambito agricolo indica tradizionalmente il germoglio anche delle pannocchie più piccole e secondarie del granturco. Nella cucina povera, questo tipo di pizza, infatti, veniva preparato utilizzando i residui della macinatura del mais. Il termine è passato così a indicare una panificazione minore, rurale, in sostituzione del pane per accompagnare le pietanze rustiche.

Introduzione

La pizza di mais con la minestra è una preparazione che mette insieme ingredienti semplici e facilmente reperibili: farina di mais, acqua e sale e verdure spontanee, “accote”, o coltivate, comunemente cicoria, bietole o altre erbe a foglia disponibili secondo la stagione.

La combinazione riunisce quindi un alimento a base di cereali e un contorno vegetale, secondo un modello alimentare caratteristico delle cucine rurali tradizionali. La ricetta testimonia l’importanza dell’autoproduzione, della stagionalità e del recupero di materie prime semplici nella cultura gastronomica contadina.

Per la cottura della pizza, anticamente, era quella nel camino, “ncopp’a u chingo e sotto a u tiesto”: sulla base del fuoco si metteva il piatto o la base circolare di terracotta, il chingo, su cui era stato steso l’impasto della pizza e il coperchio pesante, il tiesto, posizionato sopra la pizza e ricoperto di braci ardenti per cuocerla uniformemente dall’alto. Il risultato finale era più autentico e genuino, croccante fuori e morbido dentro, grazie alla cottura lenta e all’utilizzo di tegami in terracotta, materiale che preserva ed esalta i sapori.

In entrambe le ricette la verdura è quella spontanea o coltivata, mentre nella versione campolattarese si uniscono alla verdura anche i fagioli, rigorosamente lessati nella pignata insieme, a volte, a pezzi di cotenna e di salsiccia.

Il piatto veniva preparato soprattutto nella stagione autunnale e in quella invernale, servito caldo serviva a riscaldare i contadini che tornavano infreddoliti dal lavoro dei campi.

ELABORATO N. 1

CAMPOLATTARO

Mnestra e Kacchiarella

Ingredienti per quattro persone

Per la pizza di mais:

  • Farina di mais (preferibilmente macinata a pietra): 500 g
  • Acqua bollente: q.b. (circa 400-500 ml)
  • Sale: un pizzico
  • Olio extravergine d’oliva: 1 cucchiaio

Per la Minestra:

  • Erbe di campo o verdure di stagione: 1 kg
  • Fagioli già lessati (opzionali): 200 g
  • Aglio: 2 spicchi
  • Peperoncino fresco o secco: a piacere
  • Olio extravergine d’oliva: q.b.
  • Sale: q.b.

Procedimento

1. Preparazione della pizza

In una ciotola capiente versare sulla farina di mais e un pizzico di sale l’acqua bollente a filo, mescolando inizialmente con un cucchiaio di legno.

Quando l’impasto è lavorabile a mano, stenderlo su una spianatoia. Lavorarlo energicamente fino a ottenere un panetto compatto, omogeneo e non troppo appiccicoso.

Stendere l’impasto con le mani direttamente in una teglia unta d’olio, mantenendo uno spessore di circa 1,5 – 2 cm.

Cuocere in forno a legna oppure sulla base del camino, alla brace, finché la superficie non risulterà ben dorata e si sarà formata una crosticina croccante.

2. Preparazione della minestra

Lavare accuratamente le erbe di campo per eliminare i residui di terra.

Sbollentare le verdure in abbondante acqua salata per circa 10 minuti, poi scolarle conservando un mestolo di acqua di cottura.

In una padella capiente, far soffriggere l’aglio schiacciato e il peperoncino in un giro generoso di olio extravergine.

Aggiungere le verdure scolate e i fagioli lessati. Fare insaporire a fuoco vivo per 10-15 minuti, aggiungendo un po’ di acqua di cottura se la minestra si asciuga troppo.

3. Composizione

Tagliare o spezzettare la pizza ancora calda e disporre i pezzi direttamente sul fondo del piatto coprendoli con la minestra bollente, oppure servirla a fette al lato della verdura.

Il dono della terra

C’era una volta, in una terra baciata dal sole, un uomo che nella sua vita non aveva mai visto un’oliva, certo conosceva l’olio che rendeva il cibo buono da mangiare, ma non si era mai chiesto da dove provenisse quel prezioso condimento.

Un giorno, mentre camminava nei campi, vide alcuni frutti caduti a terra, spinti dal vento. Ne raccolse uno e lo strinse forte tra le mani. Dalla buccia fuoruscì una piccola goccia dorata.

“Chi sei tu, piccola goccia dorata, mi sembra di averti già vista!?” domandò l’uomo incuriosito.

“Tra le tue mani hai un’oliva”, rispose la goccia. “Sono il frutto del sole e della terra, del vento che accarezza gli ulivi e delle mani pazienti di chi sa aspettare.”

L’uomo la osservò meravigliato.

“Adesso ho capito, sei soltanto un alimento?”

“No”, rispose la goccia. “Sono memoria. Sono il profumo dei campi, le tavole apparecchiate in famiglia, il pane intinto nella mia luce. Sono una storia che passa di generazione in generazione.”

L’uomo sorrise.

“Quello che dici è meraviglioso. E pensare che prima di arrivare sulla mia tavola devi compiere un cammino così lungo…”

“È proprio così. Prima sono un’oliva appesa a un ramo. Passo attraverso il caldo dell’estate, la pioggia d’autunno e il freddo dell’inverno. Poi mani sapienti mi raccolgono e trasformano, fino a diventare ciò che oggi vedi in questa piccola goccia.”

“Hai molto da insegnarmi.”

“Sì, l’ulivo mi ha insegnato la pazienza: è un albero che cresce lentamente, ma può vivere per secoli. La terra mi ha insegnato l’umiltà e il sole a brillare senza chiedere nulla in cambio.”

L’uomo rimase in silenzio per qualche istante, poi domandò:

“E c’è qualcosa che io possa insegnare a te?”

La goccia sembrò brillare ancora di più.

“Sì, c’è qualcosa di nobile che puoi fare: insegnare agli altri a non sprecarmi, a rispettare la terra da cui provengo, gli alberi che mi hanno generata e il lavoro di chi raccoglie con cura i frutti di quei rami che sembrano rendere grazie al cielo.”

L’uomo ascoltava con attenzione.

“Ricorda, ogni volta che mi versi, che sono il frutto della terra, di un albero, di una stagione e di tante mani che hanno lavorato fino al momento del raccolto.”

L’uomo annuì.

“Lo farò. Te lo prometto.”

La piccola goccia dorata sembrò sorridere.

“E io continuerò a ricordarti una cosa importante: ciò che viene dalla terra non è mai soltanto una cosa. È un dono.”

L’uomo guardò l’oliva che ancora teneva tra le mani.

“E i doni”, concluse la goccia, “prima di essere consumati, meritano rispetto.”

“Sì, gratitudine per ciò che la terra ci offre. Per tutto, anche per una cosa semplice, come una goccia d’olio, che custodisce uno scrigno prezioso di tradizioni, memoria e valori.”

ALUNNI

BIONDI VALERIO

ISMANOVSKA BESMIRA

MANCINI ALESSIA

MASSA PIETRO

MORELLI NICOLAS

PROF.SSA CAVOTO ANNA

ELABORATO N. 2

FRAGNETO MONFORTE

Gliu kacch’r e menestra

Ingredienti per quattro persone.

Per la pizza di mais

  • Farina di granturco macinata a pietra: 500 g
  • Acqua bollente: circa 400-450 ml
  • Olio extravergine d’oliva: 2 cucchiai
  • Sale: 1 cucchiaino raso

Per la Minestra

Verdure di campo miste: 1,5 kg

Spicchi d’aglio: 2

  • Peperoncino piccante: 1, fresco o secco, a piacere
  • Olio extravergine d’oliva: 4-5 cucchiai
  • Sale: q.b.

Preparazione

Versare l’acqua bollente sulla farina di mais, mescolando prima con un cucchiaio di legno e poi lavorare l’impasto a mano. La consistenza deve essere soda e compatta. Stendere in una teglia unta d’olio mantenendo uno spessore di circa 1,5 o 2 cm poi, cuocerla nel forno a legna oppure sulla brace per circa 40-45 minuti, finché non si forma una bella crosticina dorata e croccante in superficie.

Lessare le verdure in acqua salata, scolare e poi saltare in padella con olio extravergine d’oliva, aglio e peperoncino, unendo la pizza di mais precedente spezzettata e ammorbidita con un po’ d’acqua di cottura delle verdure.

Il custode della memoria

C’era una volta un ulivo che aveva attraversato tanti secoli.

Sopravvissuto a intemperie, guerre e devastazioni, aveva visto l’uliveto di cui faceva parte perdere, con il passare del tempo, una pianta dopo l’altra.

Adesso si guardava intorno e non vedeva altro che deserto.

Ormai, pensava desolato, non gli restava che aspettare tristemente la fine dei suoi giorni.

Eppure, ogni anno, aveva continuato a donare frutti in abbondanza. Nessuno, però, si era degnato di raccoglierli. Troppa fatica, pensavano gli uomini: molto più semplice comprare l’olio! Olio? Solo di nome, simile neanche lontanamente al prodotto autentico.

Poi, una mattina, all’alba, accadde qualcosa di assolutamente inaspettato.

L’ulivo sentì dei rumori, delle voci, poi vide alcuni uomini avvicinarsi: ebbe paura. Temeva che volessero tagliare il suo tronco, in fondo era rimasto solo ed era possibile che volessero costruire su quel terreno altri inutili edifici e rubare altro spazio alla natura.

Invece, lo accarezzarono ammirando il suo tronco e le folte chiome. E le loro voci erano davvero una carezza, dopo tanta solitudine e senso di inutilità che da tempo caratterizzavano le sue giornate.

Finalmente qualcuno si era accorto della sua esistenza.

Bastarono poche settimane per trasformare quel deserto in un nuovo uliveto, con tante piantine che, di lì a qualche anno, avrebbero portato già i loro primi frutti.

Che cosa era successo? Un miracolo?

No, semplicemente, l’uomo aveva capito una profonda verità: per la propria sopravvivenza era indispensabile rispettare l’ambiente e raccogliere a piene mani tutto ciò che la terra offre.

Da quel giorno, nessun frutto venne più lasciato a marcire sui rami degli alberi.

Intanto, l’ulivo, di sera, quando non c’era più nessuno, raccontava alle piccole piante i tempi passati, le trasformazioni che aveva visto nel corso del tempo. Rispondeva alle loro domande e dando preziosi consigli.

Parlava di pace, di amore, di speranza, di rinascita, simboli universali di cui gli alberi sono portatori fin dalla notte dei tempi.

ALUNNI

ADDAZIO SAMUEL

CAPALDO NAUSICAA

CIARLA NICOLA

CORBO ANNACLARA

CORBO FRANCESCA

DI TOCCO MARCO

IANNELLA FRANCESCA

IANNELLI MARIKA

PROF.SSA CAVOTO ANNA

Alunni: De Angelis Carlo, Della Camera Francesco, Iannelli Nicole Maria, Khadija Khadija, Morelli Antonella, Perillo Francesco, Venditti Leonardo (Laine cùi ciceri) · Capozza Gioia, Capozza Mattia Pio, Morelli Luigi Gabriel, Nardone Eliana, Palladino Nicola Antonio, Ridouan Raja, Tucci Angelo, Zaccari Greta (Scorpelle dolci)

Docente: De Maria Claudia

Classe: Classe I B

Luogo: Fragneto Monforte · I.C. S@MNIUM

Laine cùi ciceri

(Paccozze con i ceci)

di nonna Mena

Cucinare lentamente i ceci in un piccolo tegame vicino al fuoco richiede un ingrediente chiave, l’olio, essenziale per preservarne gusto e consistenza. Oltre a renderli morbidi e cremosi, facilitandone la digestione, l’olio arricchisce il piatto con un sapore autentico e profondo. Per un risultato eccellente, il consiglio è di puntare su un ottimo olio extravergine d’oliva. La cottura nel tegame profuma di storie antiche e tradizioni: attendere il tempo giusto insegna la lentezza e la pazienza, offrendo l’opportunità di ascoltare racconti sul passato affascinante delle nostre nonne, su leggende antiche e su modi di stare insieme in maniera semplice e genuina. Sono state proprio loro ad averci tramandato che la preparazione delle Laine riuniva le famiglie; si preparavano almeno una volta alla settimana, spesso la domenica, mentre l’inverno era la stagione migliore per gustarle. Scelte come piatto per accogliere e coccolare un ospite, venivano cucinate anche in occasione della festa di San Giuseppe.

Le nonne consigliano l’utilizzo di un ottimo olio d’oliva, sia per la cottura dei ceci sia, soprattutto, per il tocco finale prima di servire, così da esaltarne il sapore autentico. L’olio è fondamentale perché impedisce alla pasta di attaccarsi, conferisce un aroma speciale e dona pienezza a tutta la preparazione. Il segreto è mescolare piano, con tranquillità, amore e pazienza, stendendo bene l’impasto con il “mattarello” e prestando attenzione alla cottura della pasta, che può scuocersi facilmente.

Ingredienti per il condimento:

(dose consigliata per 4 persone)

  • Olio extravergine d’oliva
  • Sale
  • Aglio
  • Origano
  • Un barattolo di ceci
  • Un barattolo di pomodori pelati

Ingredienti per la sfoglia:

  • 200 g di farina
  • Acqua

Procedimento

1. Preparare la pasta fresca:

  • Impastare la farina con l’acqua fino ad ottenere un panetto liscio e omogeneo.
  • Tirare una sfoglia sottile, tagliarla a strisce e ricavare dei piccoli rettangolini.

2. Preparare il condimento di ceci:

  • In una padella o casseruola, far soffriggere uno spicchio d’aglio con l’olio extravergine d’oliva.
  • Aggiungere i pomodori pelati, unire l’origano e il sale, e lasciare insaporire.
  • Unire i ceci e mescolare bene. (Nota: se necessario per creare il brodo in cui cuocere la pasta, allungare con un po’ di acqua calda).

3. Cuocere la pasta:

  • Versare la pasta fresca preparata direttamente nel condimento/brodo di ceci.
  • Cuocere per qualche minuto fino a cottura ultimata della pasta.

4. Impiattare:

  • Servire il piatto caldo completando con un filo d’olio extravergine d’oliva a crudo.
  • A piacere, arricchire con un po’ di parmigiano grattugiato e del peperoncino fresco.

Buon appetito dalla classe IB, Secondaria di primo grado di Fragneto Monforte

De Angelis Carlo

Della Camera Francesco

Iannelli Nicole Maria

Khadija Khadija

Morelli Antonella

Perillo Francesco

Venditti Leonardo

Prof.ssa De Maria Claudia

Scorpelle dolci

di nonna Maddalena

Nel Sannio, la storia delle Scorpelle rappresenta un intreccio culturale tra la cucina rurale dell’entroterra beneventano e l’influenza dei territori limitrofi come il Molise e la Puglia. Mentre nel Fortore e a Morcone la Scorpella tradizionale è un dolce di Carnevale a forma di rosetta con il miele, nelle zone di confine e in molte varianti familiari sannite il termine descrive anche una frittella salata di pasta cresciuta, farcita con alici sott’olio, tipica delle festività natalizie e del periodo invernale. Le Scorpelle incontrano la filosofia della cucina del Sannio: la capacità di trasformare ingredienti elementari in un piatto festivo, grazie soprattutto all’uso generoso dell’olio. Per la tradizione contadina, l’olio non era soltanto lo strumento indispensabile per la frittura, ma il vero cuore della preparazione, un ingrediente prezioso capace di donare sapore e di diventare il simbolo della festa e della prosperità per l’inverno in arrivo. Appena pronte, il profumo buono dell’olio riempiva ogni stanza della casa, mentre le caratteristiche roselline sembravano quasi arredare la cucina, portando ovunque un’inconfondibile aria di festa.

Si preparano in più periodi dell’anno in occasione delle principali festività, soprattutto a Natale. Riuniscono tutte le donne della famiglia: ingredienti e segreti del mestiere si tramandano di madre in figlia, imparando soprattutto osservando dal vivo. Il momento più divertente è fare l’impasto immergendo le mani e accarezzando gli ingredienti, oppure tagliare e creare le roselline che, anche se non sono tutte uguali, racchiudono ognuna un tocco di creatività personale. L’olio è fondamentale per la qualità e i tempi di cottura: accompagnarle nella frittura con un olio eccellente è il segreto per ottenere una doratura perfetta e un gusto finale eccezionale!

Ingredienti

(dose per 10 persone)

  • 800 g di farina
  • 6 uova
  • 1 cucchiaio di vino bianco
  • 1 cucchiaio di liquore Strega
  • Buccia grattugiata di 1 limone biologico
  • Miele in abbondanza (almeno 400 g)
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva

Modalità di preparazione: versare la farina a fontana su una spianata di legno; creare un incavo al centro e aggiungere le uova, lo zucchero, l’olio extravergine, la buccia di limone e lo Strega. Impastare partendo dai bordi verso l’interno fino a raccogliere tutta la farina. Lavorare energicamente il composto per dieci minuti fino a renderlo liscio e compatto. Coprire il panetto con un panno e lasciarlo riposare per 20 minuti.

Stesura e taglio: dividere il panetto in porzioni e stenderlo con il mattarello o con la macchina per la pasta. Creare una sfoglia sottile (di circa 1- 2 mm). Usare una rotella meccanica dentata per ricavare delle strisce larghe 2 cm e lunghe circa 25-30 cm. Coprire temporaneamente le strisce pronte con un panno umido per non farle seccare.

Formazione delle Scorpelle: prendere una striscia di pasta e piegarla a metà nel senso della lunghezza. Unire e pizzicare i bordi con le dita ogni 2 cm per farli attaccare, creando delle piccole conche. Arrotolare la striscia su sé stessa, a spirale, formando una rosetta circolare. Sigillare bene l’estremità finale per evitare che il dolce si apra durante la cottura.

Frittura e decorazione: scaldare abbondante olio extravergine d’oliva in una padella profonda. Immergere le Scorpelle poco alla volta, inserendole con la parte dentellata rivolta verso il basso. Rigirarle non appena diventano dorate e croccanti. Scolarle e lasciarle asciugare sulla carta assorbente da cucina. Scaldare il miele per renderlo fluido e colarlo a filo sulle Scorpelle tiepide.

Buon appetito dalla classe IB, Scuola secondaria di primo grado, Fragneto Monforte

Capozza Gioia

Capozza Mattia Pio

Morelli Luigi Gabriel

Nardone Eliana

Palladino Nicola Antonio

Ridouan Raja

Tucci Angelo

Zaccari Greta

Prof.ssa De Maria Claudia

Alunni: Bottiglieri Marialida, Del Ciampo Francesco, Iamarino Lorenzo, Marrone Angelo, Muraglia Mattia, Perillo Antonio, Sanzari Vincenzo, Terlizzo Matilde, Ullo Michela

Docenti: Antonella Maiorano, Sara Matarazzo

Classe: Classe II A

Luogo: Fragneto Monforte · I.C. S@MNIUM

La pizza di San Martino

Il giorno di San Martino, 11 novembre, nel paese di Fragneto l’Abate c’è l’usanza di preparare la famosa e gustosa “pizza con le alici”, ricetta tipica della cucina contadina.

Questo prodotto si distingue per l’assenza di lievito.

Ecco la ricetta.

Ingredienti:

  • 500 grammi di farina
  • 15 grammi di sale
  • Acqua tiepida q.b.
  • 70 ml di olio extravergine di oliva per preparare l’impasto
  • Altro olio EVO per ungere e condire (circa un bicchiere)
  • 1 uovo
  • 500 grammi di alici sotto sale

Preparazione:

  • Dopo aver dissalato e spinato le alici, lasciarle alcuni minuti in olio d’oliva.
  • Disporre la farina a fontana su un piano da lavoro e aggiungere al centro le uova, l’olio EVO e il sale. Mescolare bene aggiungendo l’acqua tiepida necessaria fino a formare un panetto liscio e morbido. Far riposare l’impasto per 1-2 ore.
  • Stendere l’impasto con un matterello in modo da creare una sfoglia molto sottile.
  • Ungere abbondantemente la superficie della sfoglia con l’olio extravergine di oliva e aggiungere i pezzetti di alici distribuendoli in maniera uniforme.
  • Arrotolare la sfoglia su se stessa formando una specie di salame. Tagliare il rotolo ottenuto al centro in senso longitudinale, poi avvolgerlo a spirale lasciando la parte del taglio rivolta verso l’alto.
  • Disporre la pizza in una teglia, schiacciandola leggermente. Coprire con altro olio EVO ed infornare a 200°C per circa 45 minuti.
  • Controllare la cottura di tanto in tanto e sfornare la pizza quando risulterà ben dorata.

Buon appetito!

Il sapore di casa, il profumo della terra

L’origine della pizza con le alici è antichissima. In passato i coloni, cioè gli affittuari dei terreni, la preparavano per donarla ai “signori” proprio l’11 di novembre, il giorno di San Martino. Era questo, infatti, il giorno che segnava tradizionalmente la fine dei raccolti dell’annata agricola e in cui avveniva il pagamento e il rinnovo dei contratti ai fittavoli.

Una data, dunque, particolarmente importante per il mondo contadino in cui si festeggiava portando in tavola la pizza con le alici che le massaie preparavano con pochi ingredienti, ma tanta creatività.

In passato, era comune preparare pietanze semplici e rustiche per accompagnare il vino novello appena fermentato. Non a caso, attorno al giorno di San Martino nasce anche il proverbio: “A San Martino s’assaggia e s’appila”, perché era proprio in questo periodo che si aprivano le botti e si assaggiava la prima produzione dell’anno.

Quindi, la tradizione di San Martino segnava anche l’inizio delle feste invernali e della socializzazione attorno al cibo e al vino. La pizza con le alici, preparata in abbondanza e condivisa tra amici e familiari, rappresentava perfettamente questo spirito di semplicità e convivialità divenendo il simbolo della comunità rurale fragnetellese, di ospitalità e di buon auspicio per l’inverno imminente.

Ingrediente speciale della pizza con le alici è l’olio extravergine di oliva, usato nell’impasto, come condimento e per la conservazione delle alici. La presenza dell’olio EVO rende la pasta croccante ma allo stesso tempo friabile, facile da spezzare con le mani. L’olio d’oliva è uno dei prodotti più importanti della nostra cultura culinaria. La grande tradizione agricola dei nostri paesi legata agli ulivi che si estendono nelle nostre campagne, gli antichi frantoi e le nuove aziende produttrici hanno saputo rendere questo alimento il caposaldo di ogni ricetta della nostra cucina. Soprattutto, l’olio Evo è ormai considerato sinonimo di salute e benessere.

A questo proposito, abbiamo voluto analizzare la nostra ricetta anche dal punto di vista “scientifico” indagandone le proprietà nutrizionali. Gli ingredienti principali, olio EVO e alici, fanno molto bene al nostro corpo e ci proteggono da alcune malattie come il diabete, il colesterolo, la pressione bassa e l’infarto.

L’olio extravergine di oliva, infatti, contiene polifenoli, dei difensori molecolari importanti per il nostro organismo: l’acido oleico favorisce l’eliminazione del colesterolo in eccesso con effetti benefici sul nostro cuore; l’oleuroplina ha effetto antiossidante spegnendo l’infiammazione e l’idrossitirosolo agisce come scudo per i danni al DNA. Le alici, invece, forniscono un apporto proteico e sono importanti perché contengono gli Omega-3, dei grassi speciali che agiscono come dei “pompieri” dei vasi sanguigni. Gli Omega-3 riescono a mantenere pulite le pareti dei vasi sanguigni dall’accumulo di grassi e le rendono elastiche.

L’olio EVO, inoltre, è perfetto per conservare i cibi. Esso non uccide i batteri come farebbero il sale o l’aceto, ma funziona come un vero e proprio muro invisibile che blocca l’aria. Quando, per esempio, si mettono le alici dentro un barattolo di vetro e vengono coperte completamente di olio, si elimina tutto l’ossigeno. Questo dettaglio è fondamentale, infatti tutti i germi, i batteri e le muffe hanno bisogno di respirare l’aria per vivere ma, trovandosi immersi nell’olio, “soffocano’’ e non possono rovinare il cibo.

Lavoro realizzato da:

Bottiglieri Marialida

Del Ciampo Francesco

Iamarino Lorenzo

Marrone Angelo

Muraglia Mattia

Perillo Antonio

Sanzari Vincenzo

Terlizzo Matilde

Ullo Michela.

Gruppo di lavoro coordinato dalle Prof.sse Antonella Maiorano e Sara Matarazzo

Classe 2^A

Scuola Secondaria di I grado di Fragneto Monforte

Alunni: Cocchiarella Gabriel, Cocchiarella Giuseppe, De Angelis Fabrizio, De Angelis Flavio, De Gennaro Desiré, Mancini Chiara, Massa Raphael, Rubbo Mariachiara Karol, Shams Muhammad, Simeone Marco

Docenti: Antonella Maiorano, Sara Matarazzo

Classe: Classe II A

Luogo: Fragneto Monforte · I.C. S@MNIUM

Il ciaulone

Il ciaulone è una specialità della tradizione gastronomica di Campolattaro. Si tratta di un rustico di pasta sfoglia con un ripieno a base di uova e formaggi vaccini stagionati.

Ecco la ricetta per prepararlo in casa.

Ingredienti

  • 500 grammi di farina
  • 5 uova (+ 1 tuorlo per spennellare)
  • 40 grammi di olio EVO
  • 1 tazzina di vino bianco
  • acqua tiepida (q.b.)
  • 1 pizzico di sale
  • pepe nero
  • prezzemolo tritato
  • 100 grammi di pecorino o caciocavallo grattugiato
  • 150 grammi di salsiccia stagionata

Procedimento

Preparazione della sfoglia

  • Disporre la farina a fontana su una spianatoia.
  • Aggiungere al centro due uova, l’olio, il vino bianco e il sale.
  • Impastare incorporando la farina verso il centro.
  • Lavorare energicamente l’impasto versando gradualmente un po’ d’acqua tiepida fino ad ottenere un panetto liscio, sodo e compatto.
  • Avvolgere il panetto nella pellicola trasparente e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per 30 minuti.

Preparazione del ripieno

  • In una ciotola mettere il formaggio, il prezzemolo e la salsiccia tagliata a dadini.
  • Aggiungere le 3 uova intere, un pizzico di sale e il pepe.
  • Mescolare il tutto con una forchetta o un cucchiaio di legno.

Stesura e chiusura del ciaulone

  • Riprendere il panetto e stenderlo con il matterello su una superficie leggermente infarinata, formando un disco grande con uno spessore uniforme di circa 4 mm.
  • Distribuire il ripieno su mezzo impasto lasciando un bordo libero di circa 2 mm.
  • Ripiegare il mezzo impasto vuoto su quello ripieno. Il ciaulone assumerà così la forma di un calzone.
  • Infine schiacciare bene i bordi con i denti della forchetta per evitare che il ripieno fuoriesca.

Cottura

  • Preriscaldare il forno in modalità statica a 180°C.
  • Disporre il ciaulone su una teglia foderata con della carta da forno.
  • Praticare 2-3 tagli sulla superficie e spennellarla con il tuorlo.
  • Infornare e cuocere per circa 40-45 minuti. Il ciaulone sarà pronto quando la sfoglia esterna risulterà ben dorata e croccante e il ripieno all’interno si sarà gonfiato sporgendo leggermente dalle aperture.
  • Sfornare e lasciare intiepidire prima di servire.

Questo gustoso prodotto casereccio viene preparato soprattutto in occasione delle festività pasquali.

Olio e salute: il benessere quotidiano nasce dalla terra

Tra gli ingredienti di questa ricetta troviamo dei superfood che aiutano a bilanciarne i nutrienti: olio extravergine d’oliva e uova.

Nella ricetta originale era previsto, secondo le antiche usanze, l’utilizzo dello strutto al posto dell’olio d’oliva. Infatti, nella tradizione contadina del passato, lo strutto rappresentava la riserva di grasso più economica e accessibile per cucinare. Oggi la sostituzione dello strutto con l’olio EVO ci permette di beneficiare delle proprietà dell’«oro verde», prodotto di eccellenza del nostro territorio.

L’olio EVO è un vero e proprio toccasana per la nostra salute. Spieghiamo perché.

1.È ricco di grassi sani, detti “buoni”: contiene infatti per il 71% della sua composizione acido oleico (un grasso monoinsaturo), che protegge l’organismo dall’infiammazione e dallo stress ossidativo riducendo il rischio di declino cognitivo e patologie neurodegenerative come l’Alzheimer.

2.È un’ottima fonte di antiossidanti: contiene vitamina E, K e polifenoli, che proteggono cuore e cervello, combattono i radicali liberi e riducono il colesterolo cattivo (LDL).

3.Ha un’azione antidolorifica naturale.

4.Aiuta a mantenere costanti i livelli di zuccheri nel sangue.

5. Facilita la digestione: stimola la produzione di bile, favorisce il benessere del fegato e protegge la mucosa gastrica.

L’olio extravergine d’oliva è anche un eccellente alleato di bellezza, infatti è molto utilizzato nel settore cosmetico, soprattutto per la cura della pelle e dei capelli. Date le sue eccellenti proprietà idratanti e antiossidanti, è presente come ingrediente naturale in creme, saponi, shampoo, maschere per capelli e prodotti per le labbra. Possiamo utilizzarlo nelle nostre pratiche di bellezza fai da te: rappresenterà anche un’ottima scelta dal ridottissimo impatto ambientale! Vediamo nella pratica come possiamo impiegare questo prodotto a KM0 per la cura del nostro corpo.

Massaggiato sul viso, l’olio EVO può avere uno straordinario effetto antirughe; è emolliente, lenitivo e calma le irritazioni cutanee. Applicato sui capelli aridi e sfibrati, li ristruttura e li idrata. Si può utilizzare come base di uno scrub delicato per viso e corpo: mescolando tre cucchiai di olio d’oliva extravergine con un cucchiaino di zucchero di canna si ottiene un composto dall’effetto esfoliante per la cute. Infine, se miscelato ad un cucchiaino di succo di limone appena spremuto, l’olio extravergine d’oliva andrà a costituire un’emulsione da applicare immediatamente sulle mani e lasciare agire per almeno mezz’ora. Questo piccolo segreto aiuta a prevenire l’invecchiamento della pelle delle mani, che saranno eccezionalmente morbide, e la formazione di macchie scure tipiche dell’avanzamento dell’età; inoltre, rinforza le unghie, le quali saranno più resistenti agli smalti.

Possiamo concludere che l’olio extravergine d’oliva rappresenta un vero e proprio tesoro della nostra tradizione culinaria e un prodotto pregiato le cui qualità aiutano la salute e la cura del nostro corpo.

Lavoro realizzato da:

Cocchiarella Gabriel

Cocchiarella Giuseppe

De Angelis Fabrizio

De Angelis Flavio

De Gennaro Desiré

Mancini Chiara

Massa Raphael

Rubbo Mariachiara Karol

Shams Muhammad

Simeone Marco.

Gruppo di lavoro coordinato dalle Prof.sse Antonella Maiorano e Sara Matarazzo

Classe 2^A

Scuola Secondaria di I grado di Fragneto Monforte

Alunna: Giardiello Gemma

Docente: Palummo Maria Grazia

Classe: Classe III A

Luogo: Fragneto Monforte · I.C. S@MNIUM

IC S@MNIUM

Plesso di Fragneto Monforte

CLASSE IIIA

Progetto “BENESSERE CON GUSTO”

Evento “Piante della Terra – Giornate dell’Olio e delle Produzioni Locali”

ALUNNA: Giardiello Gemma

DOCENTE REFERENTE: Palummo Maria Grazia

RICETTA

THE “CIAMBOTTA”

First of all, we’ll need a list of the ingredients:

  • 600 g of bell peppers of various colors
  • 570 g of zucchinis
  • 350 g of potatoes
  • 235 g of eggplants
  • 250 g of pomodorinis
  • 140 g of white onions
  • 300 g of water
  • 210 g of tomato sauce
  • basil
  • Extra Virgin Oil
  • salt
  • Black pepper

INFO:

  • COOKING TIME: 1 HOUR
  • PREPARATION TIME: 15 MINUTES
  • RECIPE FOR 4 PORTIONS
  • LOW COST
  • EASY TO MAKE
  • 255,8 CALORIES

And now, the making.

1. First, wash all the vegetables, then cut the peppers in half.

2. Get rid of the seeds and filaments, then cut the peppers in not too small or big pieces.

3. Fase three, peel the potatoes and then cut them in half, then in smaller pieces like in the photo.

4. Cut the eggplants in pieces not too big or small, like the potatoes.

5. Then cut the zucchinis, firstly horizontally, then in pieces.

6. Cut the pomodorinis in half.

7. Cut the onions into thin slices.

8. Warm the oil, then add the onions.

9. Make them cook for 5 mins, then add the eggplants.

10. Then add potatoes.

11. Peppers.

12. Zucchinis.

13. And lastly pomodorinis.

14. Put salt and black pepper (optional).

15. Mix, then add the washed basil.

16. Add water.

17. And the tomato sauce.

18. Place the lid on and let everything cook at a medium flame for 30 mins. Do not mix. Move the pot slightly.

19. Take the lid off after the time is up.

20. Let it cook for another 30 minutes at a medium flame while only slightly moving the pot.

21. Then it’s ready! Put it in a plate and it’s good to eat!

P.S- You can add other vegetables if you want.

TESTO

VIRGINIA THE OIL SUPERHERO

It was a sunny and beautiful day in the small town, the kind where the air was fresh and there were no clouds in the sky. Then chaos decided to show up, and there was debris everywhere, covered in toxic industrial-grade olive oil. The nearby residents immediately ran away. But amidst the retreating figures you could spot a girl with a small grin on her face, waiting for the smoke to clear and for the dust to settle down.

“It’s Virginia! The oil superhero!” someone shouted while running and looking over their shoulders.

“No way!” someone replied, briefly looking back, curious.

“Virginia? Because of her extra virgin oil powers?”. Someone muttered while sprinting away.

Then something dark green, with a horrible smell and an oil-like body emerged from a building with a deafening roar. Liquid splashed onto nearby buildings and streets. Someone tasted the oil, and immediately recoiled in disgust: “EW!”

In a few seconds, Virginia’s frame became more and more liquid and viscous just like our healthy and high-quality extra virgin oil. To keep her integrity flawless, she set her body temperature to 20°C, the perfect climate for delicious, non-toxic oil.

Her body glowed, and EVO oil pooled under her. It became a pressurized liquid mass, that made her float in the air. She channeled her energy, and a blast of oil, with ultra-low acidity of only 0.2 percent erupted from her palms. It struck the monster. The creature shrieked with pain as the liquid began to neutralize its toxicity.

The monster tried to hit back, preparing a punch, but Virginia was ready. She charged her powers, a golden aura glowing around her and turning into a shock-absorbing barrier. At 84 centipoise, her golden shield possessed the perfect viscosity oil should have. The monster’s oil didn’t break the barrier, it hit the dense,flowing fluid and slid to the floor.

The monster emitted boiling hot steam, making everything hotter. Using the adaptation of EVO oil to high temperatures, Virginia’s oil became thin. She became incredibly fluid and fast, sliding through the steam.

As she circled the beast, she prepared her final strike. This wasn’t just any oil, because hers was full of a concentrated dose of natural antioxidants. She unleashed the final hit. The antioxidant-rich fluid clashed with the monster, fighting off the chemical oxidation that kept the beast together. With a hiss the creature dissolved, leaving nothing behind but a puddle of oil where the monster once was.

Every town is like a dish without condiments.

When that toxic monster attacked, the town faced a hard choice. The monster represents the worst ingredient: a cheap, non-EVO oil. Pouring that toxic liquid over a plate ruins not only the flavor, but also the health and diet of the person eating the dish. By helping, Virginia chose to give the town a fine extra virgin oil. When someone finishes a dish with a 0.2% acidity EVO oil, something magical happens: it blends the ingredients, just like how olive pickers mix and work togheter, enhancing the flavors better, keeping the dish fresh.

Alunni: Ceballos Matute Santiago, De Cicco Ylenia, Finelli Diego, Garofano Grazia Pia, Iadanza Erika, Parrella Lorenzo, Petrone Giuseppe, Ridouan Aya, Sacchetti Marta, Ullo Salvatore

Docenti: Viglione Filomena, Di Santo Angelina

Classe: Classe III A

Luogo: Fragneto Monforte · I.C. S@MNIUM

IC S@MNIUM

Plesso di Fragneto Monforte

CLASSE IIIA

Progetto “BENESSERE CON GUSTO”

Evento “Piante della Terra – Giornate dell’Olio e delle Produzioni Locali”

ALUNNI: Ceballos Matute Santiago, De Cicco Ylenia, Finelli Diego, Garofano Grazia Pia, Iadanza Erika, Parrella Lorenzo, Petrone Giuseppe, Ridouan Aya, Sacchetti Marta, Ullo Salvatore

DOCENTI REFERENTI: Viglione Filomena, Di Santo Angelina

RICETTA

PANE CUOTTO CU’ FASULI E MENESTRA

Dosi per 4 persone

Preparazione: 20 minuti, più l’ammollo dei fagioli la notte prima · Cottura: circa 2 ore

Ingredienti

  • 500 g di fagioli secchi
  • 800 g di verdure miste amare (cicoriette selvatiche, scarola liscia, verza, borragine,…)
  • 500 g di pane raffermo
  • 2 spicchi d’aglio
  • 6-8 cucchiai di olio extravergine d’oliva (circa 80 ml), più un filo a crudo per servire
  • sale q.b.

Procedimento

1) Mettete in ammollo i fagioli

La sera prima sciacquate i fagioli e metteteli in una ciotola coperti da abbondante acqua fredda. Lasciateli in ammollo per almeno 12 ore.

2) Cuocete i fagioli

Scolate i fagioli, trasferiteli in una pentola capiente e copriteli con acqua fredda, circa 2 litri. Portate a bollore, poi abbassate la fiamma e cuocete a fuoco lento per 1 ora e mezza – 2 ore, finché non saranno morbidi. Salate solo verso la fine della cottura. Quando sono cotti, non scolateli: lasciate nella pentola circa 1 litro della loro acqua di cottura.

3) Pulite la verdura

Mentre i fagioli cuociono, pulite le verdure eliminando le foglie rovinate e le parti più dure. Lavatele più volte in acqua fredda e tagliatele a pezzi grossolani.

4) Lessate le verdure

In una pentola grande portate a bollore abbondante acqua salata. Aggiungete le verdure e cuocetele per circa 20 minuti, finché non saranno tenere. Scolatele e strizzatele leggermente.

5) Unite il pane

Tagliate il pane raffermo a pezzi e aggiungetelo nella pentola con i fagioli e la loro acqua di cottura. Lasciate cuocere a fuoco basso per 5-10 minuti, mescolando ogni tanto, finché il pane non si ammorbidisce e assorbe il brodo.

6) Aggiungete le verdure

Unite le verdure lessate e mescolate bene, così che si amalgamino con i fagioli e il pane. Se il composto risulta troppo asciutto, aggiungete un mestolo di acqua calda.

7) Condite

Aggiungete l’aglio tritato finemente, l’olio extravergine d’oliva e aggiustate di sale.

Mescolate tutto e lasciate insaporire sul fuoco per un paio di minuti.

8) Servite

Servite il pane cotto ben caldo, completando ogni piatto con un filo d’olio extravergine d’oliva a crudo.

TESTO

L’OLIO SECONDO GOOGLE

“Che cos’è l’olio?” Domanda semplice, no? Apro Google, digito “olio” e aspetto. Google comincia a mostrarmi bottiglie, ricette, olive, pubblicità, ulivi e persone sorridenti che versano un filo d’olio su una bruschetta come se avessero appena scoperto il segreto della felicità.

Carino, ma io voglio una definizione seria! Allora digito “cos’è l’olio”. Google risponde: “L’olio è una sostanza liquida utilizzata nell’alimentazione, nella cosmetica, nella medicina tradizionale, nell’illuminazione e in numerosi altri ambiti”. Mi blocco. Ma come? Io avevo chiesto cos’è l’olio, non il suo curriculum! Rileggo, incredulo: alimentazione, cosmetica, medicina, illuminazione. E mi sorge un dubbio: ma quest’olio… quando dorme?

Decido di approfondire e cerco: “a cosa serve l’olio”. Google parte: “Serve in cucina per condire gli alimenti…”. Fin qui tutto normale e anche tutto vero: una bruschetta senz’olio smette semplicemente di essere una bruschetta. L’olio va su tutto. Verdure? Olio. Pesce? Olio. Insalata? Olio. Legumi?

Olio, e abbondante.

Ma la risposta prosegue: l’olio non si usa solo in cucina, ma anche nella cura del corpo. Creme, prodotti per capelli, saponi: tutti sfruttano l’olio nella loro lavorazione. E io che, prima di aprire Google, pensavo di usarlo solo per condire!

A questo punto mi faccio furbo e restringo il campo: “olio extravergine d’oliva proprietà”. E qui Google si scatena. Grassi monoinsaturi, amici del cuore e nemici del colesterolo cattivo. Vitamina E. Polifenoli, antiossidanti naturali che aiutano il nostro corpo a difendersi dall’invecchiamento.

Ingrediente principe della dieta mediterranea, patrimonio dell’umanità. Leggo e rileggo. Quindi quella bruschetta non era solo buona: era praticamente una medicina travestita da merenda. Ho sempre saputo che l’olio mi faceva stare bene, ma pensavo fosse solo una questione di gusto.

Google però non ha finito. Mi racconta la storia dell’olio: i popoli antichi lo usavano come fonte di luce, nelle lampade a olio. Quindi, mentre io sono in cucina a condire la mia bruschetta, qualcuno secoli fa lo usava per illuminare la notte. Lo stesso olio, la stessa goccia, due modi diversi di rendere più luminosa una giornata.

E ancora: l’olio è cultura. Ogni paese custodisce ricette antiche che si tramandano da generazioni.

Certo, si possono replicare, ma senza quella goccia d’olio buono, quello della propria terra, si perde il sapore di casa.

Alla fine chiudo il computer e mi faccio un’ultima domanda: c’è qualcosa che l’olio non sa fare?

Secondo me, no. Ripenso alla domanda da cui ero partito: volevo solo togliermi un dubbio e invece ho scoperto tutto ciò che può fare una semplice goccia d’olio. Forse, però, la risposta più vera non me l’ha data Google. Me la dà la mia bruschetta, ogni volta che la assaggio.

Alunni: Bujor Amalia Teodora, Perillo Miriam

Docenti: Viglione Filomena, Di Santo Angelina

Classe: Classe III B

Luogo: Fragneto Monforte · I.C. S@MNIUM

IC S@MNIUM

Plesso di Fragneto Monforte

CLASSE IIIB

Progetto “BENESSERE CON GUSTO”

Evento “Piante della Terra – Giornate dell’Olio e delle Produzioni Locali”

ALUNNE: Bujor Amalia Teodora, Perillo Miriam

DOCENTI REFERENTI: Viglione Filomena, Di Santo Angelina

RICETTA

Carne e pipauli

Dosi per 4 persone

Preparazione: 20 minuti

Cottura: 50 minuti circa

Ingredienti

800 g di carne di maiale mista (costine, spalla, un po’ di pancetta o di coppa)

6 peperoni sott’aceto (circa 300 g)

600 g di patate (3-4 medie)

1 cipolla dorata grande

4 cucchiai di olio extravergine d’oliva per la carne

olio extravergine d’oliva q.b. per friggere le patate (circa 1 cm sul fondo della padella)

1 cucchiaino di semi di finocchietto selvatico (facoltativo)

2 foglie di alloro (facoltativo)

peperoncino q.b. (facoltativo)

sale q.b.

Procedimento

1. Soffriggete la cipolla

Affettate finemente la cipolla. In una padella ampia scaldate 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva e fate soffriggere la cipolla a fuoco medio per 4-5 minuti, finché non sarà morbida e dorata.

2. Aggiungete la carne

Tagliate la carne a pezzi di circa 3 cm, lasciando la parte grassa, e aggiungetela alla cipolla.

Rosolatela a fiamma vivace per 8-10 minuti, girandola spesso, finché non sarà dorata su tutti i lati.

3. Cuocete la carne

Abbassate la fiamma, aggiungete, se vi piacciono, finocchietto, alloro e peperoncino, e coprite con un coperchio. Cuocete a fuoco medio-basso per 25-30 minuti, girando ogni tanto, finché la carne non sarà tenera. Se il fondo si asciuga troppo, aggiungete un paio di cucchiai d’acqua.

4. Friggete le patate a parte

Mentre la carne cuoce, pelate le patate e tagliatele a fette spesse circa 1 cm. In un’altra padella scaldate l’olio extravergine d’oliva e friggete le patate per 8-10 minuti, girandole a metà cottura, finché non saranno dorate fuori e morbide dentro. Scolatele su carta assorbente.

5. Preparate i pipauli

Scolate i peperoni dall’aceto, eliminate picciolo e semi e tagliateli a tocchetti di circa 2 cm.

6. Unite tutto

Quando la carne è cotta, aggiungete in padella i peperoni e le patate. Mescolate delicatamente e lasciate insaporire a fuoco vivace per 2-3 minuti. Salate a piacere.

7. Fate riposare

Spegnete il fuoco, coprite la padella e lasciate riposare per 5 minuti prima di servire, così che i sapori si amalgamino.

TESTO

INTERVISTA IMPOSSIBILE AL SIGNOR OLIO

Oggi abbiamo con noi un ospite d’eccezione: ha più di seimila anni, ma è ancora fresco, profumato e in splendida forma. Signore e signori, il Signor Olio!

Partiamo dall’inizio: lei da quanto tempo esiste e dove è nato?

Sono nato oltre 6.000 anni fa, nel Mediterraneo, quando le popolazioni iniziarono a coltivare gli ulivi. Insomma, diciamo che sono un vero nonno della cucina mediterranea!

E a cosa serviva all’inizio?

All’inizio non servivo certo per condire la pasta o preparare una bruschetta!

Venivo utilizzato soprattutto come combustibile per alimentare le lampade e fare luce, per la cura della pelle e per scopi cosmetici. Ero anche utilizzato per curare le ferite e nei riti sacri, nelle cerimonie e nei funerali. Insomma, già allora ero un tipo… tuttofare!

Come si è diffuso?

Intorno al 2500-2400 a.C., i Babilonesi e gli Eblaiti, antichi popoli del Mediterraneo e del Vicino Oriente, iniziarono a commerciarmi in grandi quantità.

E così cominciai a viaggiare… molto prima ancora che esistessero automobili, navi da crociera e aerei!

Come è diventato famoso?

Furono soprattutto i Greci a diffondere la coltivazione dell’ulivo in tutto il Mediterraneo. Per loro l’ulivo era un dono sacro degli dei.

E io? Beh, diciamo che avevo già una certa fama: Omero mi definì addirittura “oro liquido”. Niente male per un condimento!

E i Romani?

Ah, i Romani! Hanno piantato ulivi in tutto l’Impero. A Roma ero un bene strategico: mi usavano in grandi quantità in cucina, nelle terme e nelle palestre, dove gli atleti si ungevano il corpo prima degli allenamenti. Ero praticamente una star… un po’ unta, ma pur sempre una star.

Poi però l’Impero Romano è caduto, giusto?

Purtroppo sì. Con la caduta dell’Impero Romano, la mia produzione subì un periodo di declino.

Ma non temete: non ero ancora pronto per andare in pensione!

A salvarmi furono anche i monaci Benedettini, che continuarono a coltivare gli ulivi e a produrmi nei loro monasteri.

E oggi, Signor Olio, a cosa serve?

Oggi sono diventato un elemento fondamentale della Dieta Mediterranea.

Sono capace di esaltare il sapore di tantissime pietanze, dal pesce alla carne, dalle verdure ai primi piatti, senza coprire la loro naturale essenza.

E poi, diciamolo: cosa sarebbe una bella bruschetta con pane e pomodoro senza un bel filo di olio EVO? Una bruschetta… tristissima!

Dicono anche che faccia bene alla salute. È vero?

Verissimo, e non lo dico per vantarmi! Sono ricco di acido oleico, un grasso “buono” che, se prende il posto di burro e grassi animali, aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo e a proteggere il cuore.

Contengo polifenoli, antiossidanti naturali che difendono le cellule e danno il mio tipico gusto amarognolo e pizzicante. Quel pizzico in gola non è un difetto: è la mia firma! E poi ho la vitamina E, un’altra alleata contro l’invecchiamento. Guardate me: seimila anni e nemmeno una ruga!

Ma veniamo alla sua qualità. Cosa la determina?

Attenzione: alcuni pensano che la mia qualità dipenda soltanto dal colore. Ma non è affatto così! La mia qualità dipende soprattutto dal processo di produzione e dalla qualità delle olive utilizzate. Se, per esempio, le olive non sono raccolte al giusto grado di maturazione, il risultato può essere di qualità inferiore. Anche la provenienza delle olive è importante, perché terreni e climi diversi possono influenzarne le caratteristiche. Insomma, per diventare un buon olio EVO servono olive di qualità, cura, attenzione e tanta passione.

L’olio d’oliva è adatto a qualsiasi tipo di dieta?

Direi proprio di sì! Per vegetariani e vegani non c’è problema: le olive, per fortuna, non sono animali, ma frutti! Però attenzione a non esagerare: anche se sono “oro liquido”, non significa che possiamo consumarne un bicchiere a pasto! Usatemi nella giusta quantità e potrò accompagnare una dieta equilibrata. Insomma, amatemi… ma con moderazione!

Bene, Signor Olio, la nostra intervista è terminata.

Ci vediamo alla prossima! Alla prossima festività dell’olio! E ricordate: ogni mia goccia porta con sé una storia. Racconta innumerevoli ore di lavoro, mani che si prendono cura degli ulivi e raccolgono le olive, il profumo della terra e, soprattutto, una grande passione. Dietro un buon olio EVO non ci sono soltanto olive: ci sono persone, tradizione, territorio e amore per il proprio lavoro.

Perché io non sono semplicemente “olio”. Sono una goccia di storia, un filo di tradizione e… un mare di gusto!

Ancora una domanda, nel caso volessimo contattarla per un’altra intervista, dove possiamo trovarla?

Dove volete! Ma se cercate la mia versione migliore, venite a Fragneto: tra le colline del Sannio gli ulivi crescono con calma, le olive vengono raccolte a mano e io nasco con il sapore di casa. Vi aspetto alla prossima festa dell’olio… portate il pane!

Alunni: Borrelli Sofia, Consolazio Sara, D’Addona Gioele, De Guglielmo Greta, Giaccio Simona, Sorda Gaia

Docenti: Viglione Filomena, Di Santo Angelina

Classe: Classe III B

Luogo: Fragneto Monforte · I.C. S@MNIUM

IC S@MNIUM

Plesso di Fragneto Monforte

CLASSE IIIB

Progetto “BENESSERE CON GUSTO”

Evento “Piante della Terra – Giornate dell’Olio e delle Produzioni Locali”

ALUNNI: Borrelli Sofia, Consolazio Sara, D’Addona Gioele, De Guglielmo Greta, Giaccio Simona, Sorda Gaia

DOCENTI REFERENTI: Viglione Filomena, Di Santo Angelina

RICETTA

PEPERONI IMBOTTITI

Dosi per 4 persone

Preparazione: 25 minuti

Cottura: 20-25 minuti

Ingredienti

Per i peperoni

  • 12 peperoni piccoli (circa 3 a persona)

Per il ripieno

  • 200 g di pane raffermo (tenete da parte la crosta)
  • 3 pomodori San Marzano (circa 250 g)
  • 60 g di Parmigiano grattugiato
  • 1 spicchio d’aglio
  • 8-10 foglie di basilico tritato
  • 1 cucchiaino di origano secco
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • sale q.b.

Per la cottura

  • olio extravergine d’oliva q.b. (quanto basta per coprire il fondo della padella per 1-2 cm)

Procedimento

1. Preparate il ripieno

Sminuzzate il pane raffermo con le mani o con un coltello, tenendo da parte qualche pezzetto di crosta. Tagliate i pomodori a pezzettini e tritate finemente l’aglio. In una ciotola unite il pane, i pomodori, il basilico, il parmigiano, l’aglio, l’origano e un pizzico di sale. Completate con i 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva e mescolate bene con le mani. Il composto deve risultare morbido e compatto. Se è troppo asciutto, aggiungete un filo d’olio.

2. Pulite i peperoni

Lavate i peperoni e asciugateli bene. Tagliate la calotta superiore ed eliminate con cura tutti i semi e i filamenti interni.

3. Farcite i peperoni

Riempite i peperoni con il composto aiutandovi con un cucchiaino e pressate bene il ripieno con le dita, facendo attenzione a non rompere i peperoni. Chiudete ciascuno con un pezzetto di crosta di pane, che servirà da

“tappo”.

4. Cuocete a testa in giù

Versate l’olio extravergine d’oliva in una padella capiente e scaldatelo bene. Adagiate i peperoni a testa in giù, cioè con il tappo di pane verso il fondo, e cuoceteli a fiamma vivace per 5-6 minuti, finché non si forma una crosticina dorata che sigilla il ripieno.

5. Terminate la cottura

Abbassate la fiamma e girate i peperoni delicatamente su un fianco. Cuoceteli su entrambi i lati per altri 12-15 minuti, finché la buccia non sarà morbida e leggermente abbrustolita. Se volete, coprite con un coperchio per qualche minuto, così cuociono in modo uniforme anche all’interno.

6. Servite

Scolate i peperoni su carta assorbente e lasciateli intiepidire qualche minuto prima di servirli. Sono ottimi anche a temperatura ambiente e il giorno dopo.

TESTO

L’OLIO VERDE DI FRAGNETO

Un piccolo seme dentro il terreno

diventa un albero verde e sereno.

L’ulivo forte guarda il sole

e parla al cielo senza parole.

Tra le sue foglie color d’argento

danzano i rami insieme al vento;

matura l’oliva, tonda e piccina,

lucida di rugiada ogni mattina.

Poi la raccogliamo tutti in festa,

col cesto colmo sopra la testa;

al frantoio la macina gira pian piano

e nasce un tesoro fragnetano!

È una goccia d’oro splendente

che dona forza a tutta la gente:

ci rende più sani, ci rende più forti,

dà gusto ai giorni, sereni o storti.

Profuma d’erba e di sole estivo,

ha un sapore antico, fresco e vivo;

sulla bruschetta croccante e dorata

rende la bocca felice e beata!

È il re della tavola, un caro amico,

un dono prezioso del tempo antico.

Viva l’olio, verde e genuino,

che fa felice ogni bambino!

5 lavori

Casalduni

Alunni: Borrelli Matteo, D’addona Luigi, Mancini Andrea, Mancini Francesco, Mastrocola Maira, Ogieva Wisdom, D’aloia Elisa, D’aloia Federica, D’aloia Noemi, Guerrera Valentina, Lombardi Antonio, Mancini Cristina, Mancini Francesca

Docenti: Mariarosaria Santillo, Silvana Valente

Classe: Classi I e II (pluriclasse)

Luogo: Casalduni · I.C. S@MNIUM

TODAY’S DIET

Our diet has changed a lot recently. Now people need to buy vegetables and fruit, but in ancient times people grew much more. One thing that used to be grown a lot was olives, which were harvested by hand, then taken to the olive press, the leaves were crushed by a millstone pulled by a mule. Today, the oil is produced using specialized machines that handle both cleaning and pressing.

Here is the recipe

from many years ago.

Bread and Tomato

  • Two slices of homemade bread
  • Six fresh cherry tomatoes
  • A pinch of salt
  • A bit of oregano
  • Fundamental product: extra virgin olive oil

Bread and Tomato: preparation method

Take the bread, place it on a plate, squeeze the tomato on it, add salt, oil, and oregano.

The story

The grandmothers told us about this delicious, fresh, simple and natural recipe. Olive oil contains 99% fat and helps the immune system.

Tomato contains 94% water, which is good for your health because it is an antioxidant and contains few calories. Olive oil can also be used for aesthetic treatment such as olive oil-based body creams for redness and chapped skin

The sector

The olive oil sector is one of the most important parts of our agri-food system.

Italy ranks second in the world after Spain in terms of production and foreign trade. Italian olive oil production accounts for 16% of EU production and 10% of world production, and it also has a significant socio-environmental and territorial impact. More than 600,000 farmers are engaged in olive cultivation of olives throughout the area covered by olive groves.

Conclusion

The experience of this project was wonderful, and above all, we discovered new things.

How oil was made in ancient times was very interesting and fun, unlike today because people use machines capable of handling this very demanding work. We thank you for this fantastic experience.

Teachers:

MARIAROSARIA SANTILLO

SILVANA VALENTE

I.C.S@MNIUM Pontelandolfo (CASALDUNI)

CLASSE I E II, SECONDARIA DI PRIMO GRADO (PLURICLASSE)

STUDENTS: Borrelli Matteo, D’addona Luigi, Mancini Andrea, Mancini Francesco, Mastrocola Maira, Ogieva Wisdom, D’aloia Elisa, D’aloia Federica, D’aloia Noemi, Guerrera Valentina ,Lombardi Antonio, Mancini Cristina, Mancini Francesca

Alunni: Borrelli Matteo, D’addona Luigi, Mancini Andrea, Mancini Francesco, Mastrocola Maira, Ogieva Wisdom, D’aloia Elisa, D’aloia Federica, D’aloia Noemi, Guerrera Valentina, Lombardi Antonio, Mancini Cristina, Mancini Francesca

Docenti: Mariarosaria Santillo, Silvana Valente

Classe: Classi I e II (pluriclasse)

Luogo: Casalduni · I.C. S@MNIUM

THE FEEDING TODAY

The last period feeding a lot has changed. Hours people they have the need and the necessity

to buy vegetables and fruit, instead of, In the past, people farmed much more. Something that was widely cultivated were the olive that arrive harvest a hand and subsequently taken to the oil mill ..where the leaves were removed and the olives then crushed by a millstone pulled by a mule; today, the oil is produced using specialized machines that handle both cleaning and pressing.

Here is the recipe

from many years ago.

BREAD AND TOMATO

To prepare BREAD AND TOMATO , you need:

Two slices of rustic bread

Six fresh cherry tomatoes

A pinch of salt

A little oregano

And the essential ingredient: extra virgin olive oil

Bread and Tomato Preparation Method

To make bread and tomato , we need to take the bread, place it on a plate, squeeze the tomato onto it, and add salt, oil, and oregano.

THE STORY

Our grandmothers shared this delicious, fresh, and—above all—very simple and wholesome recipe with us. Olive oil is 99% fat and supports the immune system. Tomatoes are 94% water; they are good for your health because they are rich in antioxidants and low in calories. Olive oil can also be used for beauty treatments; for instance, olive oil-based body creams can be used to treat redness and chapped skin.

The sector

The olive oil sector is one of the most important parts of our agri-food system.

Italy ranks second globally after Spain in both production and foreign trade. Italian olive oil production accounts for 16% of the EU’s output and 10% of global production, while also having a significant socio-environmental and territorial impact. More than 600,000 farmers are engaged in olive cultivation across the regions where olive groves are located.

Olive Oil

Olive oil benefits cardiovascular health and blood sugar control, but it can also have negative effects such as weight gain, digestive issues, nausea, and acid reflux. Consuming extra virgin olive oil in moderation causes no significant side effects, though excessive intake can lead to issues like high caloric intake or throat irritation. The recommended daily intake is between 20 and 40 grams. Italy produces approximately 300,000 tons of olive oil annually. Olive oil is a highly valuable asset in cooking and nutrition.

Conclusion The experience of this project was wonderful, and above all, we discovered new things. How oil was made in ancient times was very interesting and fun unlike today because people they use machines capable of handling this very demanding work. We thank you for this fantastic experience.

Teachers : CLASS I AND II

MARIAROSARIA SANTILLO SECONDARIA DI PRIMO

SILVANA VALENTE GRADO ( PLURICLASSE )

I.C.S@MNIUM Pontelandolfo STUDENTS: Borrelli Matteo, D’addona Luigi,

CASALDUNI Mancini Andrea, Mancini Francesco, Mastrocola Maira, Ogieva Wisdom, D’aloia Elisa, D’aloia Federica, D’aloia Noemi, Guerrera Valentina ,Lombardi Antonio, Mancini Cristina, Mancini Francesca

Alunni: Guerrera Valentina, Lombardi Antonio, Mancini Andrea, Mancini Cristina, Mancini Francesca, Mastrocola Maira, Ogieva Wisdom

Docenti: Mariarosaria Santillo, Silvana Valente

Classe: Classi I e II (pluriclasse)

Luogo: Casalduni · I.C. S@MNIUM

L’IMPORTANZA DI MANGIARE SANO

Mangiare sano è fondamentale per proteggere la salute fisica e mentale, fornendo all’organismo i nutrienti essenziali per funzionare al meglio e prevenire gravi malattie.

LA CIANFOTTA CASALDUNESE

Oggi vi parleremo di una ricetta antica e tipica di Casalduni: LA CIANFOTTA CASALDUNESE. Le nostre bisnonne la usavano per sfamare la famiglia in modo sano con prodotti economici e a chilometro zero. Oggi l’alimentazione sana è poco praticata, dato che nei supermercati troviamo per lo più alimenti processati o concimati con prodotti tossici. Gli studiosi hanno affermato che l’olio extravergine d’oliva,prodotto con metodi tradizionali è molto più genuino di quello prodotto a livello industriale.

L’INTERVISTA A NONNA CARMELINA

Lasciamo la parola alla signora, nonché, nonna Carmelina:

“Salve a tutti! Anni fa per sfamare la famiglia si usavano cibi sani e coltivati in casa, pieni di vitamine. Purtroppo al giorno d’oggi nessuno ne produce più, perché sono impegnati a comprare cibi alterati, dimenticandosi della propria salute. Prima si seminava anche per risparmiare, perché c’erano scarse possibilità economiche. A Casalduni, il mio paesino di collina, si coltivava molto. I principali prodotti erano: pomodori, insalata, fagioli, fagiolini, patate, zucchine, cetrioli, melanzane e peperoni. Erano anche molto presenti vigneti e uliveti, da cui ricavare vino e olio.

GLI INGREDIENTI

Con questi alimenti, una delle ricette più note era la CIANFOTTA CASALDUNESE, ricca di proteine. Vi elenco gli ingredienti:

PATATE: 3/4

ZUCCHINE: 3

FAGIOLINI FRESCHI: 200g

POMODORINI FRESCHI: 5/6 pezzi

CIPOLLA RAMATA: 1

AGLIO: 1 spicchio

SEDANO: 1 costa

OLIO EVO: abbondante

ORIGANO, SALE E PEPERONCINO: q.b.

BASILICO: abbondante

PREPARAZIONE

PULIZIA E TAGLIO DELLA VERDURA: spunta i fagiolini e tagliali a metà, sbuccia le patate e tagliale a tocchetti grossolani. Taglia le zucchine a cubetti o rondelle spesse. Taglia la cipolla a fette e sminuzza la costa di sedano.

IL SOFFRITTO: in una casseruola capiente scalda un generoso giro d’olio EVO. Aggiungi la cipolla affettata, lo spicchio d’aglio intero( che potrai togliere dopo) e un pezzetto di peperoncino. Fai appassire a fuoco dolce.

LA BASE DI POMODORO: unisci i pomodorini tagliati a metà e schiacciali per far leggermente uscire il sugo. Lascia insaporire per 3 o 4 minuti.

LA COTTURA LENTA: aggiungi per prime le patate, i fagiolini e il sedano, che richiedono più tempo. Copri le verdure con un po’ d’acqua calda, metti il coperchio e fai cuocere a fuoco lento per 20 minuti.

AGGIUNTA DELLE ZUCCHINE: quando le patate iniziano a farsi tenere, unisci le zucchine. Regola il sale e aggiungi un pizzico di origano secco. Copri nuovamente e prosegui la cottura per altri 10 minuti, finché le verdure saranno morbide.

IL TOCCO FINALE: spegni il fuoco e aggiungi il basilico spezzettato.

CONCLUSIONE

Questa ricetta è stata tramandata per anni e spero possa piacervi. Arrivederci”.

Questo per dirvi che dobbiamo continuare a mangiare sano, perché anche nei piatti più semplici si nasconde il buon gusto.

Guerrera Valentina, Lombardi Antonio, Mancini Andrea , Mancini Cristina, Mancini Francesca, Mastrocola Maira, Ogieva Wisdom

Plesso I.C.s@mniumdi Casalduni, Classi I e II (pluriclasse) Secondaria di primo grado.

Le professoresse: Santillo Mariarosaria e Valente Silvana.

Alunni: Nicola Di Rubbo, Campana Rebecca, Ester Romano

Docente: Laura Mastrocinque

Classe: Classe III A

Luogo: Casalduni · I.C. S@MNIUM

Il Valore dell’Oro Verde: Il Segreto dell’Acquasale

Un racconto sul valore del cibo e sulle tradizioni di Casalduni

Era una splendida mattina d’estate e Matilde era così eccitata che faticava a stare ferma: finalmente sarebbe andata a trascorrere qualche giorno a casa di sua nonna, la signora Maria Grazia. Impaziente, afferrò al volo il suo zainetto e corse verso l’auto, dove i genitori la stavano già aspettando con il motore acceso.

«Matilde, hai preso tutto il necessario?» domandò il papà, voltandosi con un sorriso prima di partire.

«Sì, papà! Ho preso tutto!» rispose lei, con gli occhi che le brillavano di gioia.

«Benissimo, allora possiamo metterci in viaggio», approvò la mamma, sistemandosi sul sedile.

Il papà premette l’acceleratore e l’auto si diresse verso Casalduni. Durante il tragitto, Matilde rimase a lungo con il viso appiccicato al finestrino, guardando il paesaggio collinare scorrere veloce. Nella mente, però, continuava a immaginare quale delizia le avrebbe fatto trovare la nonna. Magari le sue famose lasagne? O delle cotolette croccanti? Eppure, c’era un pensiero fisso che persisteva nel suo stomaco: il desiderio di quel profumo inconfondibile che solo la cucina della nonna sapeva sprigionare.

Finalmente, in fondo alla strada, apparve la sagoma della casa. L’auto non si era ancora arrestata del tutto che Matilde era già pronta a scattare fuori dal veicolo, impaziente di riabbracciare la nonna. Non appena la vide sulla porta, le corse incontro a braccia aperte.

«Nonna!» gridò Matilde con tutto il fiato che aveva in gola, stringendosi forte a lei.

«Oh, la mia nipotina! Quanto ti sei fatta grande!» esclamò nonna Maria Grazia, ricambiando l’abbraccio con tenerezza. «Vieni dentro, vieni. Ti ho preparato un piatto davvero speciale».

Entrarono nella grande cucina luminosa. Al centro della stanza, sopra un imponente tavolo in legno massello decorato con una preziosa tovaglia di pizzo ricamata a mano, svettava una grande ciotola in ceramica. Conteneva l’Acquasale.

Matilde guardò incuriosita quel piatto così semplice, e la nonna, accarezzandole i capelli, iniziò a raccontare: «Vedi, Matilde, questa è l’Acquasale. È un piatto tipico delle nostre zone ed è stato creato tantissimi anni fa dai miei genitori, i tuoi bisnonni Roberto e Fabrizio. Erano una coppia di contadini umili e laboriosi nel difficile periodo del dopoguerra. A quei tempi, un solo chilo di farina costava una fortuna e non potevano permettersi il lusso di sprecare nulla, nemmeno una singola briciola. Così, quando il pane fatto in casa diventava ormai raffermo, lo tagliavano a fette, lo adagiavano sul fondo del piatto e aggiungevano pomodori freschi dell’orto, un pizzico di sale e una cascata di foglie di prezzemolo e basilico. Poi, bagnavano il tutto con un po’ d’acqua calda – o a volte con il brodo di bollitura dei legumi e dei cereali – e completavano il piatto con il nostro ingrediente più prezioso: l’Olio Extravergine d’Oliva (EVO). Un filo denso, verde e profumatissimo, capace di dare vita e sapore anche agli ingredienti più poveri».

La nonna sorrise, guardando i ricordi impressi in quella ciotola: «Lo chiamarono Acquasale. In pochissimo tempo si diffuse in tutto il paese, amato da tutti sia per il suo sapore delizioso, sia perché permetteva alle famiglie di nutrirsi con dignità ed economicità, celebrando i frutti della nostra terra».

Dopo aver ascoltato quella storia così intensa e ricca di significato, Matilde si sedette a tavola insieme alla nonna. Mentre assaporava il primo boccone di quel pane vellutato e impregnato del sapore fruttato dell’olio EVO, si sentì profondamente commossa. Guardò il piatto con occhi nuovi e, dentro di sé, si fece una promessa solenne: da quel giorno in poi, non avrebbe mai più sprecato il cibo, custodendone il valore proprio come avevano fatto i suoi bisnonni.

IC S@MNIUM plesso di Casalduni III A

Alunni Nicola Di Rubbo- Campana Rebecca-Ester Romano

Docente Laura Mastrocinque

Alunni: Elia Romano, Calabrese Antonio, Alessandro Elio Borrelli

Docente: Laura Mastrocinque

Classe: Classe III A

Luogo: Casalduni · I.C. S@MNIUM

L’Acquasale di Casalduni e il segreto dell’oro verde

In un pomeriggio d’autunno del 1949, a Casalduni la polvere sembrava immobile, sospesa a mezz’aria come un velo opaco che sapeva di carestia e miseria. La guerra si era portata via tutto, soprattutto la sazietà, e il cibo era diventato ormai un lontano ricordo. Negli angoli delle strade, gli anziani ne parlavano come si fa con le leggende, catturando l’attenzione di tre ragazzini del posto: Antonio, che dopo la scuola correva ad aiutare i genitori nei campi fino a tarda sera; Elia, così magro che sembrava uno stuzzicadenti; e Alessandro, che passava molto tempo da solo perché i genitori erano sempre lontani per lavoro.

Quel giorno, la fame che stringeva lo stomaco dei tre amici non era la solita voglia di fare merenda, ma un vuoto profondo e doloroso. Le dispense delle loro case erano desolatamente vuote: offrivano solo rimasugli di pane raffermo e piccoli pezzi di formaggio ormai ammuffito.

«Bisogna trovare qualcosa, altrimenti stasera mi tocca mangiare un mattone!» esclamò Antonio, stringendosi la pancia.

Elia rimase un attimo in silenzio, riflettendo, poi gli si illuminarono gli occhi: «Andiamo a Villa Breda. Scavalchiamo ed entriamo».

Villa Breda era un’antica dimora dell’Ottocento. Dopo la morte del Conte Breda, la struttura era stata affidata a dei contadini che, però, pochi giorni prima avevano dovuto abbandonarla per cercare fortuna e lavoro altrove.

Alessandro guardò l’amico con scetticismo: «Sei sicuro che sia rimasto qualcosa?»

«Sì, sicurissimo!» rispose Elia con convinzione.

Quando i tre ragazzi arrivarono davanti alla barricata della villa, Antonio si fermò, preso da un brivido di paura: «E se ci scoprono? Se ci danno la frusta?»

«Ma chi vuoi che ci scopra? I fantasmi? I mostri?» lo spronò Elia, ridendo per scacciare la tensione.

Con un solo balzo, i tre scavalcarono la staccionata. All’interno della dimora regnava un silenzio affascinante e quasi irreale; i vetri delle finestre erano coperti da uno spesso strato di polvere. A guidarli verso la cucina non fu la puzza di abbandono, ma un profumo improvviso e intenso di basilico fresco. Entrati nella stanza, videro solo coltelli e vecchie ciotole di rame.

«Controllate nelle dispense!» ordinò Elia.

Passarono pochi minuti e Alessandro esclamò con il cuore in gola: «Cibo! Portate una ciotola!»

Elia e Antonio accorsero subito e iniziarono a raccogliere tutto ciò che c’era. Davanti a loro, quasi fosse un miracolo, c’erano del pane raffermo, pomodori maturi, aglio, basilico, sale e una bottiglia scura che custodiva l’ingrediente più prezioso: l’Olio Extravergine d’Oliva (EVO) di Casalduni, denso e profumatissimo.

Alessandro prese il comando della situazione: «Elia, prendi i coltelli e taglia i pomodori a cubetti. Antonio, tu sbuccia e sminuzza l’aglio. Io verso l’acqua nella ciotola e ci metto il pane a spugnare per che sia pronto in cinque minuti».

Trascorsi i cinque minuti, il pane si era ammorbidito. Elia lo tagliò a pezzi grossolani e Alessandro unì tutti gli ingredienti nella ciotola di rame. Infine, Antonio completò l’opera aggiungendo un pizzico di sale, le foglie di basilico spezzate a mano e un giro generoso e abbondante di olio EVO. L’oro verde lucido avvolse ogni ingrediente, sprigionando un profumo fruttato ed erbaceo che riempì la stanza.

Tutto era pronto. Alessandro assaggiò per primo e, sgranando gli occhi, balbettò: «Ragazzi… q… questo è fantastico!»

Antonio ed Elia si precisarono sulla ciotola. Quel cibo povero era in realtà una prelibatezza speciale: i tre amici divorarono tutto in pochi istanti, lasciando la ciotola così lucida che non vi rimase neanche una briciola.

Più tardi, tornati a casa con le pance finalmente piene, i ragazzi raccontarono entusiasti la ricetta ai genitori. Il giorno successivo, le famiglie vollero provare a replicarla e rimasero letteralmente sconvolte dalla sua bontà: il pane, reso morbido dall’acqua e vellutato dall’olio EVO, scivolava in bocca sprigionando una nota piccante e fruttata, mentre il basilico donava un tocco di freschezza incredibile.

In pochissimo tempo, la ricetta si diffuse di casa in casa, diventando famosa in tutto il paese. Gli anni passarono, la fame del dopoguerra finì e i tre ragazzi crebbero, ma Casalduni non dimenticò mai quel giorno. Quel piatto semplice, nato dalla miseria e nobilitato dall’eccellenza dell’olio delle nostre colline, fu chiamato Acquasale, il simbolo della rinascita di un intero borgo.

IC S@mnium Plesso di Casalduni

IIIA alunni Elia Romano-Calabrese Antonio-Alessandro Elio Borrelli

Docente Laura Mastrocinque

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